Com’è andata la convention di Italia in crescita

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WORK IN PROGRESS È, insomma, tutto un work in progress, anche se l'impressione è che il gruppo Gentile - dopo i rifiuti di Lega e di Fratelli d'Italia - abbia finalmente trovato una collocazione stabile: con Toti, comunque (e dovunque) vada.

CARFAGNA E L'ASSE DEL SUD La vicepresidente della Camera, nominata coordinatrice assieme a Toti, e' alla 'guida' del cosiddetto 'asse del sud' di Forza Italia. E invece lui, nelle ultime due settimane, non ha fatto altro che rilasciare interviste e dichiarazioni distruttive. Per svegliare, dice, un partito "addormentato sui suoi principi e sulle sue idee", nonostante il monito del Cav. e di Mara Carfagna, intenzionata a ribadire al collega l'inutilità delle polemiche. Ma non primarie di Forza Italia, primarie di tutti quelli che nel centrodestra vogliono partecipare. "Non possiamo piu' fare la parte della formica con la Lega che e' un elefante". Vero e' che, quasi completamente chiusa la finestra elettorale di settembre, e' venuta meno l'urgenza di mettere mano al partito per cambiargli faccia nel tentativo di recuperare quella fetta di elettorato che, confermano le urne, si e' diretta verso nuovi e diversi lidi.

Il punto politico è che lo scatto in avanti di Toti rischia di spezzare il partito di Berlusconi, mettendone a repentaglio anche un ipotetico futuro quadro di alleanze (Toti non viene sempre apprezzato dal Cavaliere per il suo eccessivo avvicinamento ad alcune posizioni assunte dal leader della Lega Salvini). "Lo dobbiamo a questo Paese, da domani ci rimbocchiamo le maniche e ci vediamo nelle piazze" conclude il discorso Toti. "Bene, si vince lo stesso ma non è la stessa cosa". Lo ha detto il coordinatore nazionale di Forza Italia Giovanni Toti parlando alla sua convention L'Italia in Crescita al Teatro Brancaccio a Roma. "Qui non c'è nessuno contro Berlusconi - mette in chiaro - siamo tutti grati a Berlusconi per aver costruito non un partito, ma un'era politica che passerà sui libri di storia come seconda Repubblica". E' difficile però ipotizzare che Berlusconi le conceda, infatti come tanti ex statisti non ha mai avuto l'intenzione di coltivarsi un vero delfino.

In prima fila al Brancaccio anche Vittorio Sgarbi che ha commentato: "Il marchio di Forza Italia e' un marchio consumato, nel partito occorre un restyling di persone e di marchio".

Una mossa che ha in qualche modo depotenziato l'iniziativa totiana del Brancaccio, inizialmente studiata come teatro della nascita di un nuovo soggetto e ora derubricata alla formalizzazione di una corrente interna (resta l'incognita su una possibile futura scissione), molto critica nei confronti dell'attuale classe dirigente e molto vicina al leader leghista, Matteo Salvini. Berlusconi tira la zampata, secondo me: "se noi insistiamo per una rivoluzione lo indurremo semplicemente a fare quello che vuole fare, una rivoluzione".