Salvini, asse con Trump contro l’Europa: "Flat tax si farà"

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Salvini si propone di fatto come l'uomo attraverso cui cementare l'alleanza con la Casa Bianca di Trump.

Salvini ha tenuto colloqui con il segretario di stato americano Mike Pompeo e il vicepresidente Mike Pence e ha visitato i punti di riferimento di Washington, inviando a casa una raffica di video e tweet su Facebook per rendere noto il breve viaggio. Una collocazione diversa del fronte critico franco-tedesco, nella speranza di sottrarre l'Italia anche dallo scontro Usa-Cina. Una visita che pero' è servita a ribadire quanto l'Italia sia vicina, per ideologia, agli States. E' chiaro ed evidente che una volta raggiunto l'obiettivo della semplificazione fiscale raggiunto, tutto il sistema delle detrazioni, delle deduzioni, delle facilitazioni può essere ridiscusso, ma prima bisogna arrivare ad una forte riduzione del carico fiscale. "E sono convinto che l'Ue permetterà all'Italia di crescere e correre".

"L'Italia è il primo, più credibile, più solido interlocutore degli Usa nell'Unione europea". L'incontro con Pence è andato benissimo. "Un taglio delle tasse, non per tutti ma per tanti, ci deve essere dalla prossima manovra, visto che abbiamo davanti quattro anni", ha sottolineato per smentire le voci di crisi imminente che circolano con insistenza anche tra gli ambienti pentastellati. Così il Ministro dell'Interno Matteo Salvini prima dell'ingresso alla Confartigianato. Non penso ci sia qualcuno che pensi di aumentare le tasse. Se ce lo permettono nel rispetto dei vincoli siamo felici, se no le tasse le abbassiamo comunque noi abbasseremo le tasse, con le buone o con le buone. L'Italia non è la Grecia, noi contiamo di convincerli coi numeri, coi dati, col buonsenso e con la cortesia altrimenti noi le tasse le tagliamo lo stesso agli italiani.

Il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha dichiarato in un punto stampa a Washington che l'Italia rappresenta un valido interlocutore per gli Usa nell'Ue. Quanto al Venezuela, "per me da tempo si sarebbe dovuto riconoscere Guaidò" al posto "del criminale dittatore Maduro". Il tutto, peraltro, non per ragioni di fini strategie geopolitiche e geoeconomiche: dai dazi al commercio estero sino alle sanzioni all'Iran non c'è decisione di Trump che ci abbia favorito. "Meglio guardare a Misurata".