Ferrari, il retroscena dell'appello per Vettel

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C'è altro, oltre la corsa contro il tempo per rimettere insieme la macchina di Hamilton, domenica mattina, prima del via del Gran Premio del Canada.

Chi invece è stato subissato di insulti essendo italiano e avendo dato l'ok ad una punizione per un team del suo Paese, è stato Emanuele Pirro che a freddo ha voluto rispondere a due big dell'automobilismo come Mansell e Andretti che via piattaforme sociale hanno espresso tutto il loro disappunto per una decisione che ha compromesso il risultato decretato dalla pure competizione e avvallato il prosieguo del dominio argenteo. Una scelta maturata alcune ore dopo l'epilogo sul circuito canadese che ha scatenato roventi polemiche. "Sono sicuro che capirete che non è stato semplice, ma l'integrità dello sport deve prevalere". I commentatori TV, forieri di giudizi ed ipotesi spesso fantasiose ed avventate, hanno giustificato questa decisione parlando di un eventuale attacco che il Monegasco avrebbe dovuto portare negli ultimi giri, ma francamente non si capisce proprio chi sarebbe dovuto essere il bersaglio di una tale furibonda rimonta.

La gara del Canada ha visto Hamilton vincere la competizione grazie ad una penalità comminata a Vettel a causa del suo rientro in pista dopo aver tagliato una chicane, in questo articolo cercheremo di capire se forse si poteva evitare, grazie al gioco di squadra, di trovarsi nella situazione di esser inseguiti così da vicino dalla Mercedes di Hamilton.

"Sono state fatte migliaia di battaglie per migliorare la sicurezza e il modo in cui si disputa una gara non può esserne escluso", ha proseguito giustificando la sua scelta punitiva.

Quando hai un problema sconosciuto o una perdita, il punto è che non sai quanto ti ci vorrà per trovare la perdita. Secondo Perucca, l'unico appunto che si potrebbe muovere alla FIA consiste nel fatto che "ogni gara viene valutata da una commissione speciale diversa composta anche da ex piloti, che potrebbe nuocere all'uniformità di giudizio".