Insulti a Falcone e Borsellino in programma Rai, al via istruttoria

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Borrelli, che aveva condannato la condotta e lo stile di vita dei cantanti neomelodici, aveva commentato così le dichiarazioni di Pandetta e il contenuto delle sue canzoni: "Il mio sistema nervoso è saltato quando ho sentito uno dei due esaltare lo zio camorrista al 416 bis, quando hanno insultato la memoria di Falcone e Borsellino, sono delinquenti e così li ho chiamati pubblicamente senza paura e senza vie di mezzo". Un intervento che ad oggi può comunque essere giustificato anche solo dai bassissimi ascolti del debutto. "Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l'amaro mi fa ribrezzo'".

"Ritengo sia stato inopportuno invitare in trasmissione chi più volte si è vantato di essere nato lo stesso giorno di Al Capone e che si fa chiamare 'Scarface'". Il conduttore Enrico Lucci ha replicato esortando l'ospite a studiare la Storia.La commissione di Vigilanza Rai sul caso Realiti Sulla vicenda interviene anche il presidente della Commissione di vigilanza Rai, Alberto Barachini (Forza Italia).

Durante il programma, è stato trasmesso un video in cui Zappalà descriveva il fenomeno degli interpreti neomelodici siciliani che cantano in napoletano. Niko Pandetta, l'altro cantante neomelodico che ha fatto riferimento allo zio ergastolano che scrive le canzoni in carcere: "Così come l'altro suo 'collega', tale Niko Pandetta, che, sempre su Rai2 - continua Borrometi - ci ha spiegato che lo zio ergastolano (boss al carcere duro per mafia), Turi Cappello, scriva le sue canzoni dal carcere. Ho invitato un neomelodico, un pischelletto che prima di entrare mi ha detto 'io non sono mafioso ma dicendolo ho più follower'". Il problema è che 'personaggetti' del genere non meritano di andare in Rai. "Non ha nulla a che fare con la libertà di espressione ed è, anzi, insopportabile per tutti gli italiani accostare l'immagine di due grandi eroi civili al volto di un provocatore". "Almeno abbiate la decenza di non farci vedere chi considera Falcone e Borsellino due che si sono meritati la morte, o altri che santificano i boss dei clan che vorrebbero ammazzare me e i ragazzi della mia scorta". "Proprio quel Cappello che ha dato il cognome al clan Cappello di Catania che, secondo i magistrati, doveva realizzare un attentato con un'autobomba nei miei confronti e nei confronti degli uomini della mia scorta". C'è chi è morto per la giustizia, c'è chi dovrebbe saltare in aria secondo i piani dei clan - prosegue Borrometi -. "Chiediamo provvedimenti rapidi e severi", così in una nota i parlamentari M5S in Vigilanza Rai. "La grave offesa arrecata alla memoria di due esempi luminosi della lotta alla mafia si configura come un evidente omesso controllo da parte della governance del servizio pubblico, alla quale richiedo formalmente un controllo più rigoroso dei contenuti e degli ospiti delle trasmissioni". Allegando la foto di un voucher d'albergo, ha aggiunto nel post: "Mi domando: ma davvero la #Rai aveva pagato l'albergo a uno che scrive canzoni sullo zio ergastolano, boss al carcere duro per mafia?". Questo video conferma che questi soggetti non raccontano uno spaccato sociale ma sono organici sia nei metodi che nei trascorsi alla criminalità organizzata.

Riprendendo le parole di Viale Mazzini, rilasciate attraverso un comunicato ufficiale sui canali ufficiali della Rai, non sono affatto piaciute le parole che sono circolate nello studio di Realiti lo scorso 5 giugno sul conto Falcone e Borsellino.

Giornalista dal 2012, un passato a Giornalettismo, insieme alla passione per le news online ha coltivato quella per la Seo.