Attaccata una chiesa in Burkina Faso. Il "dolore" del Papa

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Domenica 12 maggio 2019 un gruppo di sedicenti jiahidisti ha fatto irruzione in una parrocchia di Dablo all'inizio della messa. "Prega per le vittime e per i loro familiari, ma anche per tutta la comunità cristiana del paese". Gli aggressori "sono stati in grado di immobilizzare alcuni fedeli, hanno ucciso cinque persone e il sacerdote che stava celebrando la messa", ha aggiunto.

Per Andrea De Georgio, giornalista freelance in Africa e di recente rientrato dal Burkina Faso, sicuramente dietro a questi attacchi c'è la mano di gruppi jihadisti del Sahel che hanno la loro base principale nel confinante Mali e che da circa tre anni hanno superato le frontiere e sono attivi anche nel nord e nell'est del Paese. A freddo, senza pietà. Terrore in città, attività commerciali interrotte e gente barricata in casa. "La città è nel panico", ha dichiarato alla stampa. Chiaramente intenzionati ad ucciderlo, dopo che il prete ha tentato di fuggire, lo hanno inseguito e freddato. Gli islamisti armati che vi si stabilirono all'epoca, hanno trasformato l'area in un campo di scontri intercomunitari. Chiunque entri è tenuto a mostrare documenti d'identità e viene perquisito. "Dopo l'attacco di domenica sono andato a Dablo per incontrare i miei fedeli per cercare di confortarli ed ovviamente erano terrorizzati", afferma monsignor Nare notando come il messaggio di solidarietà inviato da Papa Francesco dopo l'attentato costituisca un grande incoraggiamento per tutta la diocesi e per il suo pastore.