Mourinho e la crisi dello United: "Il tempo è stato galantuomo"

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E' impossibile, non puoi allenare una squadra che ha già un allenatore. No, i problemi ci sono ancora. Il PSG è un grande club, ma non ha ancora vinto a livello europeo, e questo è un dettaglio che sicuramente fa la differenza. "Conosco il Manchester United, so che è un club con una storia incredibile". L'argomento poi è la sindrome del terzo anno: "I giocatori possono provare un po' di stanchezza, specialmente quando gli chiedi molto, quando hai un profilo di gruppo molto professionale, molto ambizioso, laborioso, di talento, un club strutturato, non hai quella stanchezza, quando sei quasi da solo, non hai il supporto di un club nel suo insieme, alcuni giocatori vanno un po' verso l'opposto rispetto all'allenatore, non voglio essere un bravo ragazzo, perché il bravo ragazzo dopo tre mesi è un burattino e non finisce bene, ma non dovresti neanche essere un allenatore sempre negativo. Potete immaginare che siano i giocatori, l'organizzazione, l'ambizione: io dico solo che non posso dire di 'sì' se mi chiedete se Pogba sia stato l'unico responsabile".

Cambiamento - "Al di là della tecnologia, il mondo è cambiato dal punto di vista umano". E questa è una cosa molto importante. È ancor più nei confronti dei giovani che vorrebbero essere calciatori professionisti, ma non hanno il talento. "È compito del club, attraverso il lavoro dell'allenatore, creare una sorta di protezione". Ultima domanda, la più tosta: Guardiola ha vinto il 26° titolo, superando proprio Mourinho. Quando ho vinto la Champions con Porto e Inter, se fossi rimasto, la stagione seguente avrei giocato Supercoppa Europea, Mondiale per club, Supercoppa nazionale e sarei potuto arrivare a 31 titoli.