Riattivate dopo la morte le cellule del cervello di maiale

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Alcuni scienziati hanno ripristinato la circolazione cerebrale e di alcune funzioni a livello molecolare e cellulare nei cervelli espiantati di alcuni maiali destinati al macello.

Gli scienziati americani della Yale University sono infatti riusciti a riattivare la circolazione sanguigna e l'attività cellulare nel cervello di un maiale morto da 4 ore. Sestan non è oltretutto nuovo a questo genere di lavori: nel 2018, aveva destato scalpore l'esperimento durante il quale un gruppo da lui guidato aveva mantenuto in vita il cervello di suini decapitati per circa 36 ore per fini di ricerca.

La capacità dei ricercatori di studiare post mortem la dinamica funzionale di un cervello di grandi dimensioni, intatto e isolato, è ostacolata dalla morte cellulare, dalla coagulazione di piccoli vasi sanguigni e da altri processi tossici che degradano il tessuto in seguito alla carenza di sangue e ossigeno. "La nuova tecnologia - ha proseguito riferendosi al dispositivo BrainEx - ci apre nuove opportunità per esaminare cellule complesse, circuiti e funzioni che si perdono quando il tessuto cerebrale è conservato in modo tradizionale".

Tuttavia, gli stessi ricercatori fanno notare che quand'anche questo approccio potesse essere effettuato su un cervello umano, esso andrebbe eseguito sotto stretta sorveglianza etica. Ciò nonostante non ci sono tracce di coscienza del cervello.

Dopo una prima fuga di notizie che c'era stata nel 2018, i risultati dell'esperimento dell'Università di Yale sono stati pubblicati sulla rivista Nature. L'esperimento è stato condotto su 32 cervelli di maiale con lo strumento chiamato BrainEx, un dispositivo che si basa su un sistema che a temperatura ambiente pompa nelle principali arterie del cervello una soluzione chiamata BEx perfusato, un sostituto del sangue basato su un mix di sostanze protettive, stabilizzanti e agenti di contrasto. Come? Attraverso la sperimentazione sul cervello di un maiale.

Importanti potranno essere anche le ricadute sulla conservazione degli organi per i trapianti.

Alla ricerca della Università di Yale, coordinata da Nenad Sestan, ha partecipato anche una ricercatrice italiana, Francesca Talpo dell'Università di Pavia. È stato invece dimostrato che mantenere l'irrorazione sanguigna e la vitalità di alcune cellule può aiutare a conservare gli organi più a lungo.

Si tratta di un risultato che potrebbe portare a rivedere il nostro stesso concetto di morte, per come lo intendiamo scientificamente. Questa sorta di piattaforma di ricerca potrebbe un giorno essere in grado di aiutare i medici a salvare la funzione cerebrale nei pazienti con ictus o testare l'efficacia di nuove terapie mirate al recupero. Così sono state osservate molte funzioni cellulari di base, che si riteneva si interrompessero definitivamente alcuni secondi o minuti dopo lo stop dell'ossigeno e del flusso sanguigno, riferiscono gli scienziati.