Cosa ha detto il ministro Tria in audizione sul Def

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Noi ce l'abbiamo. Mi auguro ce l'abbiano anche gli altri.

"La legge di bilancio per il prossimo anno continuerà", ha chiarito Tria, "nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica definiti nel Def, il processo di riforma delle imposte sui redditi, la cosiddetta flat tax, e di generale semplificazione del sistema fiscale per alleviare in particolare il carico fiscale gravante sui ceti medi".

Un colpo durissimo soprattutto per le ambizioni in casa leghista, che puntavano a introdurre già dalla prossima legge di Stabilità i primi passi per la Flat tax.

Secondo quanto riferito da Tria, il Def "conferma i pilastri dell'azione governativa: rafforzare l'inclusione e ridurre il gap di crescita" con gli altri Paesi europei "e il rapporto debito-Pil". Proprio nel testo, è riportato che "lo scenario tendenziale - ha detto Tria - incorpora gli incrementi dell'Iva e della accise dal 2020-2021". Complice la campagna elettorale che impedisce alla politica di dire la verità agli elettori, appena Tria questa mattina ha ribadito che "la legislazione vigente è confermata in attesa di definire misure alternative", annunciando di fatto l'intenzione di far scattare l'aumento dell'Iva da 23 miliardi di euro nel 2020 se non si troveranno soluzioni alternative, è arrivato il ruvido stop del leader grillino: "Con questo governo non ci sarà nessun aumento dell'Iva, deve essere chiaro".

Inoltre, "le principali misure di politica fiscale sociale e previdenziale introdotte dal governo, flat tax per i professionisti, reddito di cittadinanza e quota 100, fanno parte della legislazione vigente: i loro effetti sono stimati in modo rigoroso nel Def e contribuiscono a sostenere i consumi delle famiglie e il Pil già nel 2019, sebbene vengano introdotte in corso d'anno", spiega Tria in audizione.

"La strategia che si intende perseguire", ha detto Tria, vede "il rilancio degli investimenti pubblici come fattore fondamentale", insieme al sostegno alle imprese per l'innovazione tecnologica.

Tria si è detto convinto che i rendimenti dei titoli di Stato italiani siano ancora troppo alti per i nostri fondamentali, ma per far scendere lo spread "saranno importanti i piani del governo e l'incisività delle riforme, ma anche gli orientamenti che il Parlamento avrà sul Bilancio". Ma perché l'Italia riduca il gap di crescita con i partner europei "è anche necessario un cambiamento del modello di crescita europeo verso una promozione della domanda interna, senza pregiudicare la competitività". Alla luce di ciò il governo "non ha affatto peccato di ottimismo" e "le revisioni si sono rese progressivamente necessarie scontando l'andamento della seconda metà del 2018, inferiore ad attese che avevamo chiaramente indicato come rischi di previsione".