Infuria la battaglia per Tripoli, civili intrappolati

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Ma Conte ha sottolineato soprattutto che in Libia "il succedersi degli scontri e l'aumento del numero di morti - stimati ormai in alcune centinaia - e di feriti, ma anche degli sfollati, segnalano un concreto rischio di crisi umanitaria che va scongiurato rapidamente". Mentre, infatti, non si arresta l'offensiva del generale Khalifa Haftar, diretta verso Tripoli, contro le forze fedeli al Governo nazionale del premier Fayez al Sarraj, i confini della guerra intestina si allargano ben al di là di quelli geografici dello Stato africano e si inseriscono nello schema di alleanze che si cela ora dietro al generale ora dietro il premier. Dopo le accuse degli scorsi giorni, sempre smentite dall'Eliseo, arriva la testimonianza di un mercenario egiziano catturato durante i combattimenti. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, in un articolo a firma di Fiorenza Sarzanini, il nostro Paese potrebbe trovarsi a dover far fronte a qualcosa come 6 mila profughi pronti a imbarcarsi, moltissimi di loro donne e bambini, per scappare da una possibile guerra civile che potrebbe fornire spazio anche ai gruppi terroristici vicini all'Isis. Fonti che smentiscono le notizie secondo cui gli uomini dell'Esercito nazionale libico agli ordini dell'uomo forte della Cirenaica starebbero entrando a Tripoli. Ci sono anche reduci dalla Siria. Anche l'ex premier pd Paolo Gentiloni si associa alla necessità del recupero del ruolo di Washington, come indispensabile, mentre Forza Italia attacca il governo definendolo "incompetente", così come Fratelli d'Italia, accusando Macron di essere il mandante di Haftar.

Il quotidiano La Repubblica riferisce intanto di un negoziato segreto del premier Giuseppe Conte con emissari di Haftar giunti lunedì a Roma. Gli ospedali in Libia, afferma, "sono al collasso e sono triplicate le richieste di operare in Italia i bimbi feriti". "Ma i barchini, i gommoni o i pedalò in Italia, nei porti italiani non arrivano". Il primo è stato il ministro dell'Interno: "Stiamo lavorando affinché in Libia le cose non peggiorino. Il presidente del Consiglio, quello degli Esteri e al massimo quello della Difesa hanno le competenze e le prerogative per affrontare il dossier". Poi Di Maio: "Già nel 2011, quando l'Ue non è stata compatta, abbiamo pagato lo scotto di azioni singole in Libia". "Riteniamo che tutti gli attori stranieri, cioè gli esponenti della comunità internazionale - ha aggiunto - debbano lavorare tutti insieme per non consentire che le divisioni sul territorio libico, tra gli attori libici, si possano riprodurre e amplificare nell'ambito della comunità internazionale".