Via della Seta, Friedman: "Non possiamo diventare succubi della Cina"

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Con il rischio che una visita che dovrebbe servire a consolidare un rapporto con il Paese che si appresta a diventare la prima potenza economica del mondo (e che è già comunque uno dei grandi protagonisti sulla scena internazionale), si trasformi in un'ulteriore occasione di incomprensioni e frizioni con i partners tradizionali dell'Italia, Usa e Ue. Paradossalmente, l'ennesima pagliacciata del governo rossobrunato offre un'opportunità per riflettere sul ruolo innovativo, forse persino dirompente, che l'Europa potrebbe assumere nello stantio e miope gioco degli imperi in lotta che Trump e Xi vorrebbero imporci. Ma credere in ciò significherebbe dimenticare il livello di arroganza e di incompetenza che traspare dalle decisioni e dalle non decisioni dell'esecutivo e, nel caso specifico, l'intento, che appare ricavarsi, di legare la decisione sul caso Signorini alla scadenza dei mandati nel prossimo maggio di Salvatore Rossi, direttore generale, e di Valeria Sannucci, vicedirettore generale. Anche dalla Lega sono emersi alcuni dubbi sulla tenuta della difesa degli interessi nazionali.

Il governo minimizza sulle polemiche e le perplessità espresse dall'Ue sulla prevista firma di un protocollo d'intesa con la Cina sulla cosidetta "Nuova Via della Seta". Ha poi spiegato che il testo "imposta la collaborazione in modo equilibrato e mutualmente vantaggioso", in una cornice "trasparente".

Conte difende l'accordo: "Non ci sono ragioni ostative per non finalizzare il lavoro compiuto in questi mesi" e rassicura la Nato e gli Usa che definisce come il pilastro fondamentale della politica estera Italiana data la condivisione degli stessi valori e la collaborazione costante su tutti i fronti, a partire dalla stabilizzazione del Mediterraneo allargato e in particolare della Libia.

Siamo ben lontani da quel favoloso viaggio descritto da Marco Polo nel suo "Il Milione" che lo ha portato da Venezia in Cina, intorno al 1270, attraverso la via della seta.

"Ormai ho imparato a non preoccuparmi di niente". Matteo Salvini è passato da una accettazione sic et sempliciter dell'accordo a una posizione di allarmata attenzione. Il portavoce del consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, Garrett Marquis, ha definito la Bri "un'iniziativa fatta dalla Cina per gli interessi della Cina". "Non voglio che l'Italia sia la colonia di nessuno però studiamo, lavoriamo, approfondiamo, valutiamo", ha aggiunto.

Secondo il ministro dell'Economia, su questa intesa si starebbe facendo della confusione: "Non è un accordo, è un Memorandum of understanding si ribadiscono i principi di cooperazione economico e commerciali presenti in tutti i documenti europei, nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata".