Spotify: "Il 30% ad Apple sugli acquisti è inaccettabile". Esposto all'UE

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Spotify ha denunciato Apple alla Commissione UE per la violazione delle norme sulla concorrenza. Si tratta di un balzello che gli sviluppatori devono pagare non solo con la vendita delle app, ma anche per gli abbonamenti effettuati attraverso App Store. Ek sottolinea che ogni tentativo di dirimere la questione con Apple è stato vano - la questione è esplosa nel 2016 - quindi l'unica possibilità non poteva che essere di rivolgersi all'antitrust.

La piattaforma musicale Spotify ha presentato alla Commissione europea una denuncia contro Apple accusando il colosso di Cupertino di ostacolare intenzionalmente i servizi concorrenti per difendere la propria offerta e, in particolare, Apple Music.

"Se pagassimo questa tassa, ci obbligherebbe a gonfiare artificialmente il prezzo del nostro abbonamento Premium ben al di sopra del prezzo di Apple Music. E per mantenere i nostri prezzi competitivi per i clienti, questo è qualcosa che non possiamo fare".

Spotify:
Spotify denuncia Apple all’antitrust Europea accusandola di pratiche anti concorrenziali

Passando per un servizio di pagamento non legato ad Apple, invece, l'applicazione di streaming subirebbe delle limitazioni su iOS: secondo Spotify, quindi, per offrire l'esperienza completa dell'app è necessario dividere le entrate con Apple, ma questo causa un aumento di prezzo e di conseguenza l'interessamento degli utenti per altri servizi in abbonamento meno costosi. "Per esempio limitano la nostra comunicazione con i clienti. Vogliamo semplicemente lo stesso trattamento di numerose altre app sull'App Store, come Uber o Deliveroo, che non sono soggette alla tassa Apple e quindi non hanno le stesse restrizioni", sottolinea Ek. Spotify chiede anche che i consumatori abbiano vera scelta tra i i sistemi di pagamento e non siano costretti a usarne uno di preferenza, mentre le alternative subiscono condizioni discriminatorie.

Il CEO di Spotify Daniel Ek è sceso in campo dichiarandosi particolarmente infastidito dalla "tassa" del 30% che Apple applica su qualsiasi acquisto compiuto sullo store proprietario.

Gli app store non dovrebbero essere autorizzati a controllare le comunicazioni tra i servizi e gli utenti, inclusa l'introduzione di restrizioni sleali al marketing e promozioni a vantaggio dei consumatori.