"Corleone by Lucia Riina": nuova avventura per la figlia del boss

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Apre a Parigi "Corleone by Lucia Riina", il primo ristorante della figlia del boss di Cosa Nostra, Totò, morto in carcere il 17 novembre 2017.

Il locale propone piatti tradizionali della cucina siciliana e si trova al civico 19 di Rue Daru, non lontano dall'Arc de Trionphe e dal Lido, il cabaret che offre spettacoli di burlesque noti in tutto il mondo per le ballerine prorompenti e gli acrobati spumeggianti.

A puntare sulla storia di famiglia per lanciare un'attività commerciale ci aveva già pensato la sorella maggiore promuovendo online una marca di caffè col nome "Zù Totò", ora ci sta provando la sorella minore che addirittura a Parigi ha aperto un ristorante con un nome che evoca ben altro, "Corleone". Il ristorante è intestato alla società per azioni Luvitopace con un capitale sociale di mille euro e il cui presidente è Pierre Duthilleul. Alla domanda se fosse possibile parlare con Bellomo o Riina l'interlocutore si consulta con un'altra persona e poi dice di non potere dire nulla, di non poter fornire informazioni. Tuttavia, come sottolineato da Cianferoni, l'obbligazione "non si trasmette agli eredi del condannato". Sulla chat di Fb Lucia Riina chiede il "rispetto della privacy" e dice di "non voler rilasciare interviste".

Proprio in quell'occasione manifestò su Facebook l'intenzione di lasciare il Paese: "Chiederemo al Presidente della Repubblica la revoca della cittadinanza italiana, così sarà chiaro al mondo intero come l'Italia tratta i suoi figli". Sulla facciata verde e marrone spicca lo stemma del Comune palermitano: un leone in posizione eretta dai contorni dorati, simbolo di forza e regalità, che afferra un cuore ardente. Nel 2008 si è sposata con Vincenzo Bellomo un giovane di Corleone che faceva il rappresentante di prodotti vinicoli e alimentari. Dentro il bistrò ha un aspetto elegante con luci soffuse tavolini in marmo bianco, sedie e divanetti in legno e imbottitura verde scuro che richiamano lo stendardo e la tenda esterni. Accostare però il nome della nostra città a quello di mafiosi è devastante.