Inps e Inail verso il commissariamento

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E l'atto propedeutico a tutto questo è il commissariamento dei due enti. Dal ministero, si legge in una nota ufficiale, non sarà presentata alcuna norma che ponga alcun commissario a capo dei due enti. L'intenzione del governo gialloverde è quella di abolire la figura monocratica e tornare ad una struttura collegiale, riportando in vita il consiglio di amministrazione cancellato nel 2010. Il primo, dopo le critiche alla riforma della Fornero, aveva invitato l'economista a dimettersi e scendere in politica. Mentre con il leader pentastellato, lo scontro riguardava la relazione tecnica del decreto dignità, che prevedeva 8mila posti in meno all'anno.

Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, è in carica dal 2015 e il suo mandato scade il prossimo 16 febbraio; quello dell'Inail, Massimo De Felice, è stato riconfermato dal governo Renzi e termina il mandato (quadriennale) il 15 novembre 2020.

In vista della gestione delle due riforme su quota 100 e reddito, Palazzo Chigi punta probabilmente ad avere un istituto di previdenza in linea, che non rischi di ostacolare il lavoro già di per sé particolarmente delicato. Bisogna considerare che anche all'interno dello stesso istituto su 27.000 dipendenti circa 4.500 potrebbero ritirarsi, stando a quota 100. Poiché le procedure di nomina dei nuovi organi richiederebbero comunque un paio di mesi, si renderebbe nel frattempo necessaria la nomina di un commissario, che poi diventerebbe presidente, spiegano fonti della maggioranza. Caldi anche i nomi di Marina Calderone, presidente dei consulenti del lavoro e nel Cda Finmeccanica, di Alberto Brambilla, esperto di previdenza, Enzo De Fusco, collaboratore del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon della Lega.