Sea Watch può entrare in acque maltesi

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Giovedì Sea Watch 3 aveva inoltre risposto a una segnalazione di un gommone in difficoltà diramata dalla sala operativa della Guardia costiera italiana: era tornata nella zona SAR libica (in inglese search and rescue, cioè aree di mare in cui gli stati costieri competenti si impegnano a mantenere attivo un servizio di ricerca e salvataggio) ma non era riuscita a individuare l'imbarcazione, che nel frattempo forse era naufragata o era stata raggiunta dalla controversa Guardia costiera libica. "Undicesimo giorno bloccati in mare. Siamo increduli di fronte a governi che rifiutano 32 persone" scrivono su Twitter gli operatori della ong che ieri avevano lanciato un appello per il rischio dello svilupparsi di malattie a bordo.

Il capo della missione, Jan Ribbeck, ha anche criticato duramente il governo tedesco: "Siamo delusi dal comportamento del centro di coordinamento del soccorso marittimo di Brema (la città che, da terra, coordina gli interventi in mare per la Germania ndr): non hanno dichiarato né verbalmente né per iscritto di condividere la nostra visione, ma si sono limitati a dirci di seguire gli ordini dei libici".

Onde alte tre metri, maestrale a venti nodi, temperatura che di notte arriva a 2-3 gradi, condizioni meteo in ulteriore peggiornamento per i prossimi due giorni.

Altre 17 persone sono state salvate dalla Sea Eye il 29 dicembre. Sea Eye ha spiegato che i propri volontari si sono "opposti alla consegna delle persone soccorse alla Guardia costiera libica" perché avrebbe rappresentato una "violazione delle leggi internazionali". A preoccupare i membri dell'equipaggio della Ong è anche la tenuta psicologica dei migranti che, a 12 giorni dal loro soccorso, cominciano a non comprendere più quello che sta accadendo e sta diventando difficile controllarli. Il 28 dicembre scorso la nave di un'altra Ong, la Open Arms, era approdata in Spagna, nel porto di Algesiras, con a bordo 310 migranti recuperati una settimana prima.