Brasile, bimba nata da utero trapiantato di una donatrice morta

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La donna brasiliana, affetta dalla sindrome di Mayer-Rokitansky-Küster-Hauser, una patologia che evidenzia la mancata formazione dell'utero e della vagina, si era sottoposta al trapianto da parte di una donna morta per emorragia cerebrale. Dal 2014 per chi soffre di questa condizione (e affini) è sorta una nuova speranza, grazie al lavoro di un team di ricerca svedese che è riuscito nel pionieristico intento di ottenere gravidanze di successo dopo il trapianto di utero da donatrice viva.

Utero trapianto è stato introdotto dal medico svedese Mats Brannstrom, che ha consegnato otto figli di donne che hanno avuto uteri da membri della famiglia o amici. L'organo genitale era stato asportato alla donna morta e trapiantato ad un'altra paziente che ha proseguito la gravidanza, portandola a termine con successo.

"Il trapianto di utero da donatori vivi, hanno dichiarato i ricercatori, è diventato una realtà per trattare l'infertilità". La nascita è stata resa possibile grazie agli ovuli della 32enne, accoppiati in vitro con il seme del marito. L'intervento è avvenuto a seguito di una terapia di fertilità. La neo mamma, da quando le è stato trapiantato l'utero fino alla rimozione dell'organo ha dovuto seguire una rigida terapia a base di farmaci immunosoppressori per ridurre il rischio di rigetto. "Il primo trapianto di utero da donatrice vivente è stata una pietra miliare della medicina - ha commentato Dani Ejzenberg, dell'Ospedale das Clinicas di San Paulo - ma presenta delle limitazioni, perchè le donatrici viventi sono poche, e di solito si trovano tra familiari o amici stretti". La bambina appena nata pesava 2 chili, e smentisce quegli esperti che davano quasi per impossibile essere fertili con un utero trapiantato, poiché i dieci tentativi precedenti erano palesemente falliti. L'operazione è stata effettuata in tutto una cinquantina di volte. Come ricorda un articolo di commento pubblicato sempre su Lancet a margine del resoconto del risultato brasiliano, rimangono da chiarire bene molti aspetti tecnici relativi alle procedure chirurgiche, ai protocolli terapeutici di immunosoppressione, alle tempistiche di controllo durante e dopo la gravidanza. Anche in presenza di un fortissimo desiderio di maternità, non tutte le donne con con infertilità uterina sarebbero disposte ad affrontare un iter simile.