Film di Nanni Moretti: apologia del re del Nuovo Sacher

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Con questo tweet Salvini ha voluto rispondere al regista dopo l'uscita della sua intervista, condotta dal direttore di Repubblica Mario Calabresi e pubblicata il 30 novembre proprio sul Venerdì di Repubblica. Ma come si può essere imparziali di fronte al bombardamento dell'esercito del suo stesso palazzo presidenziale, per cacciare un governo democraticamente eletto, caso unico per un partito comunista, che aveva portato avanti una politica totalmente legittima?

L'Italia degli anni '70 seguiva infatti con attenzione le dinamiche di un Paese sì lontano, ma che in realtà aveva un'esperienza democratica pluripartitica molto simile alla sua. "Pd che sbaglia e ha sbagliato". Il Moretti del 2018 sembra guardare con occhi vitrei e increduli il paese imbarbarito e dimentico di tutto nel quale siamo sprofondati, cercando una speranza e un rivolo di senso nel sentimento che le presenze del film lasciano trapelare con l'inesorabilità di un fiume silenzioso. I film di Nanni Moretti nascono da un Super 8, da qualche amico assoldato nel ruolo di attore, soprattutto dall'esigenza di raccontare la propria idea di cinema attraverso i drammi, se così si possono chiamare, di una generazione di giovani piccolo o medio-borghesi, che avevano smesso di fare politica attiva e che si ritrovavano a vivere in una specie di limbo generazionale. Siamo certi che il film non imparziale, ma militante di Nanni Moretti creerà numerose polemiche, e forse sarà una valida scusa per andarlo a vedere e ricevere maggiore visibilità.

Con il tempo i film di Nanni Moretti sono maturati assieme al suo creatore, scavando sempre più nel profondo delle emozioni e di tutti quei piccoli dubbi che ogni giorno ognuno di noi affronta, ma che poche volte prima di lui avevano trovato la giusta rappresentazione sullo schermo. Non è interessato a interpellare collaborazionisti pentiti o militari forzati a obbedire agli ordini, e le uniche due voci dell'altra parte intervistate sono un ufficiale ancora convinto della bontà del colpo di stato e il già citato militare in carcere. "Santiago, Italia" sempre più "Italia, Santiago": dal viaggio di sola andata di molti rifugiati cileni di allora in cerca di futuro ad un altro inverso: dall'Italia al Cile, in cerca del passato e per comprendere il presente.

Si potrebbe quasi chiudere qui il documentario, ma siamo solo a metà delle interviste, che alla fine commuovono gli intervistati e inevitabilmente anche lo spettatore. Il trailer faceva tenere una deriva alla Michael Moore, deriva perché estranea al linguaggio padroneggiato da Moretti, e invece l'incursione mostrata è l'unica in video di tutta la pellicola, insieme a quell'inquadratura di spalle dominante Santiago che campeggia anche sulla locandina.

Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 6 dicembre.