Pernigotti, chiude lo storico stabilimento di Novi Ligure: 100 lavoratori a casa

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Novi Ligure - La città è pronta a mobilitarsi a fianco dei lavoratori della Pernigotti, storica azienda dolciaria sull'orlo della chiusura.

"L'amministratore delegato era accompagnato dai legali e ci ha comunicato che non sono interessati allo stabilimento. - hanno spiegato ieri i sindacati, annunciando che perderanno il lavoro circa cento persone -". Tuttavia, i prodotti pubblicizzati saranno quelli prodotti in Turchia. Nel frattempo la guida dell'azienda passa a Paolo Pernigotti, che nel 1935 acquista la ditta cremonese Sperlari, specializzata nella produzione del torrone.

In realtà il passaggio alla famiglia Toksoz era avvenuto nel 2013. Quindi tutti a casa, fatta eccezione per alcuni addetti impiegati nel settore del marketing e della commercializzazione. Come sottolineato dai colleghi dell'edizione di Rai News, in mattinata si terrà un incontro fra gli stessi sindacati e il sindaco di Novi Ligure, a cui farà seguito un'assemblea per decidere come attuare la manifestazione: "Dalle 13 - le parole di Tiziano Crocco dell'Uila - assemblea con i lavoratori per decidere la mobilitazione". All'epoca la Coldiretti dichiarò: "C'è da augurarsi che il cambiamento di proprietà al gruppo Toksoz, il maggior produttore mondiale di nocciole, non significhi lo spostamento delle fonti di approvvigionamento della materia prima importante come le nocciole a danno dei coltivatori italiani e piemontesi che offrono un prodotto di più alti standard qualitativi".

Perché di solito quando qualcuno compra c'è sempre qualcun altro disposto a vendere e non è colpa di Di Maio (o di Berlusconi, o di Prodi, o di Renzi) se a un certo punto i padroni delle aziende vogliono monetizzare perché non hanno eredi (fu così negli anni Novanta per Stefano Pernigotti), perché ne hanno troppi o, questo il caso più comune non solo in Italia, si vuole monetizzare per poi andare in pensione in qualche triste cantone svizzero, nella ridicola Monte Carlo o in un'isoletta dei Caraibi per farsi fregare i soldi da qualche donna locale e dal suo finto fratello. Prevista la cassa integrazione per 100 dipendenti. Anche se è molto probabile che la produzione venga trasferita all'estero.