Manovra, l'Ue boccia il governo: deficit al 2,9%

Regolare Commento Stampare

"No di Tria. Le previsioni della Commissione europea relative al deficit italiano sono in netto contrasto con quelle del Governo italiano e derivano da un'analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio, della legge di bilancio e dell'andamento dei conti pubblici italiani, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall'Italia". La Commissione Europea infatti taglia il Pil 2018 dell'Italia da 1,3% a 1,1%, ritoccando anche quello 2019 e 2020, e rivede al rialzo le stime sul deficit italiano, che nel 2018 sale a 1,9%, per poi schizzare al 2,9% nel 2019 e sfondare il tetto del 3% nel 2020.

Le previsioni Ue "sottovalutano l'impatto positivo della nostra manovra economica e delle nostre riforme strutturali. Andiamo avanti con le nostre stime sui conti pubblici, sulla crescita che aumenterà e sul debito e il deficit che diminuiranno".

Secondo l'esecutivo Ue il deficit per il 2019 sarà nettamente superiore al 2,4% stimato dal governo e sfiorerà la soglia massima consentita del 3%, assestandosi al 2,9%.

Come anticipato questa mattina dalla stampa, la Commissione europea allunga un'ombra sulla crescita italiana e sulla tenuta dei conti pubblici. Così il premier Giuseppe Conte in una nota.

Rispondendo a una domanda sullo scostamento tra le previsioni sul Pil del governo italiano e quelle di Bruxelles, il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici ha spiegato che "gli ultimi dati economici di cui non abbiamo, fra l'altro, potuto tenere conto, mostrano una situazione deteriorata nel terzo trimestre del 2018 e all'inizio del quarto". "Dopo una crescita solida nel 2017 l'economia italiana ha rallentato nella prima metà di quest'anno per l'indebolimento dell'export e della produzione industriale".

"In alcuni Paesi dell'eurozona altamente indebitati, soprattutto in Italia, il circolo vizioso tra banche e debito sovrano potrebbe riemergere in caso di dubbi sulla qualità e la sostenibilità dei conti pubblici, che in un ambiente di riprezzamento complessivo dei rischi e di un aumento dei costi di rifinanziamento, potrebbe sollevare preoccupazioni di stabilità finanziaria e pesare sull'attività economica" si legge nel documento, che tra gli altri rischi negativi per l'economia segnala la guerra commerciale Usa-Cina e la Brexit. Il rapporto tra debito e Pil, dal 131,2% del 2017, dato acquisito, è stimato al 131,1% nel 2018, al 131% nel 2019 e al 131,1% nel 2020.

Tagliate stime di crescita. Con l'1,1% quest'anno, persino la Gran Bretagna nonostante le difficoltà legate alla Brexit fa meglio con l'1,3%. Nell'Eurozona quest'anno verrà registrato un 2,1%, che scenderà all'1,9% nel 2019 e al 1,7% nel 2020. Nel 2020 sarà dello 0,4%: 1,3% contro 1,7%. Il governo prevede per l'anno prossimo +1,5% e per il 2020 +1,6%. Lo scrive la Commissione Ue nelle nuove previsioni economiche autunnali.

È sul deficit e sul debito che si concentrano però le principali preoccupazioni della Commissione Ue. "Le misure previste - scrivono i tecnici Ue - potrebbero dimostrarsi meno efficaci, con un impatto minore sulla crescita". "Una crescita prolungata dei rendimenti dei titoli di Stato peggiorerebbe le condizioni di raccolta per le banche e ridurrebbero ulteriormente l'offerta di credito, mentre la spesa pubblica potrebbe scoraggiare gli investimenti privati".

Il debito pubblico dell'Italia, nelle previsioni Ue, rimarrà stabile attorno al 131% del Pil tra il 2018 e il 2020.