Governo, gaffe di Di Maio a Shangai: "Il presidente Ping"

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E poi arriva il nome: Jinping.

"Lo sblocco della nuova "via della seta" per gli agrumi made in Italy che potranno essere esportati in Cina, anche con gli aerei cargo, favorisce senza alcun dubbio anche l'export della filiera agrumicola calabrese che può notevolmente irrobustire il regolare trend crescente delle esportazioni agroalimentari nel mondo".

Di Maio, davanti a una platea di diverse centinaia di persone tra premier, politici e due icone come Bill Gates e Jack Ma (fondatori di Microsoft e Alibaba) ha detto di aver ascoltato il discorso di apertura su globalizzazione, commerci globali e lotta al protezionismo di Xi Jinping, chiamato "il presidente Ping".

Per questo appuntamento, su impulso dell'Assessorato all'Istruzione e Formazione guidato da Sebastiano Leo e con il coinvolgimento di quello all'Agricoltura, guidato da Leo Di Gioia, è stata attivata, in collaborazione con l'Agenzia regionale per la tecnologia e l'innovazione (Arti), la call #StudioInPuglia4China, attraverso cui sono stati selezionati progetti presentati da operatori dell'istruzione e della formazione che hanno sperimentato nel territorio pugliese "best practices" nel settore dell'agroalimentare e che prenderanno parte all'evento di Shangai. Così tanto interiorizzato che pure a tarda sera in conferenza stampa, a una domanda di un giornalista locale, Di Maio ha replicato la gaffe: "L'impressione sul discorso del presidente Ping. è sicuramente un discorso di apertura ai mercati".

Durante il suo intervento, Luigi Di Maio ha sbagliato il nome del presidente della Cina, quel Xi Jinping che per il vicepremier italiano è diventato semplicemente Ping.

Sbagliare è umano, ci mancherebbe. Certo, la sostanza racconta che Di Maio è venuto qui due volte in due mesi, segno di una grande (e interessata) attenzione che il governo gialloverde sta dedicando al Dragone.