Stress test: promosse Intesa, Unicredit, Ubi Banca e Bpm

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Banco Bpm +3,22%, UniCredit +3,22%, Ubi +2,65%, Intesa +1%. L'esito degli stress test dell'EBA sulle citate quattro banche sarebbe stato positivo sia in presenza di scenario favorevole che in caso di scenario avverso.

Lo stress test indica per Bpm un capitale all'8,47% in caso di scenario avverso nel 2020 (al 9,93% nel 2018, al 9,40% nel 2019) contro un dato della situazione al 2017 ridefinito al 13,94%. Per le quattro banche italiane incluse nel campione la riduzione media ponderata del CET1 ratio (indicatore di solidità patrimoniale) nello scenario avverso è pari a 3,9 punti percentuali su base fully loaded, un risultato in linea con quello medio del complesso delle banche dell'SSM incluse nel campione e con la media totale EBA.

Deutsche Bank, il colosso tedesco in difficoltà e messo sotto sforzo da uno scenario più severo sui rischi di mercato, ne esce con un Cet1 'sul filo', all'8,14%, anche se meglio delle previsioni degli analisti.

"Nel complesso - si legge nella nota di via Nazionale - le banche europee hanno mostrato una buona capacità di tenuta a fronte delle condizioni di stress ipotizzate nello scenario avverso". Sebbene non ci fosse un limite da superare, secondo quanto scrive stamani il Sole 24 Ore le banche italiane si sarebbero comunque collocate un'asticella "minima" del 5,5% di capitale Cet1. Ancor peggio Nordeutsche Landesbank, il cui dato Cet1 transitional con scenario avverso nel 2020 è il più basso fra tutte le banche censite: al 7,07%. Barclays è la peggiore dopo la tedesca Norddeutsche Landesbanken (7,07%) con il suo 7,28% e neanche la francese Societe' Generale fa bene (7,61%).

Unicredit, Intesa SanPaolo, Ubi e Bpm hanno superato gli esami condotti dall'Autorità bancaria europea (Eba). Si colloca nella media UniCredit con il 9,34%, così come il Santander, Royal Bank of Scotland, Hsbc e Commerzbank. Le autorità europee in materia bancaria hanno ipotizzato uno scenario europeo con un Pil in calo dell'1,2% e del 2,2% rispettivamente nel 2018 e in crescita dello 0,7% nel 2020. Si tratta di Bper, Carige, Mediobanca, Banca Popolare di Sondrio, Iccrea e Credem, che avrebbero superato le prova, a eccezione probabilmente di Carige che non avrebbe superato la pur generica soglia d'attenzione indicata appunto al 5,5%.

Lo stress test è stato infatti condotto sui bilanci 2017.

Tra gli istituti italiani sottoposti ai test non c'era Mps, una delle banche che rischia di più se lo spread dovesse mantenersi sopra i 300 punti base o salire perché - come spiegato dagli analisti e ribadito più volte dal presidente della Bce Mario Draghi - la febbre sui mercati erode il capitale degli istituti, con una conseguente restrizione del credito a imprese e famiglie, ma soprattutto impone la necessità di trovare nuova liquidità per reggersi in piedi.