Processo Cucchi: altro ufficiale dei carabinieri indagato

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La questione tra i due si era riaperta dopo le dichiarazioni di Francesco Tedesco, il carabiniere che ha raccontato il presunto pestaggio subito da Stefano Cucchi in caserma dopo il suo arresto. Con lui, scrive Bonini, c'erano almeno altri tre ufficiali: "L'allora comandante del Gruppo Roma, il colonnello Alessandro Casarsa ( oggi comandante del reggimento corazzieri del Quirinale) e i due ufficiali che a lui gerarchicamente erano sotto-ordinati quali comandanti di compagnia: il maggiore Luciano Soligo (allora comandante della compagnia Talenti Montesacro) e il maggiore Paolo Unali (allora comandante della Compagnia Casilina)".

A riportare la notizia è l'agenzia Askanews. L'iscrizione del militare è legata alla deposizione del luogotenente Colombo che nel corso dell'interrogatorio reso la scorsa settimana davanti al pm della Capitale, Giovanni Musarò, avrebbe fatto il nome di Soligo.

C'è un nuovo indagato nel fascicolo della procura di Roma in merito ai depistaggi per coprire il pestaggio di Stefano Cucchi, avvenuto poche ore dopo essere stato arrestato per droga.

Fonti della procura, invece, precisano, che nel procedimento non sono coinvolti al momento i vertici dell'Arma di Roma all'epoca dei fatti. Infine, i marescialli Roberto Mandolini ( vice comandante della stazione Appia) e il maresciallo Massimiliano Colombo Labriola ( comandante della stazione Tor Sapienza). Ilaria parla anche di minacce arrivate a Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi.

Colombo Labriola sarebbe, secondo Repubblica, la persona che ha conservato per nove anni la corrispondenza e i documenti che possono ora spiegare chi coprì la verità e chi diede l'ordine di coprirla.

"Stiamo ricevendo una serie impressionante di insulti, minacce ed auguri di morte da profili di simpatizzanti della Lega, che è partito di governo, e da (mi auguro) sedicenti appartenenti a polizia e carabinieri. Non è ancora finita questa storia dove una normale famiglia Italiana viene stritolata da uomini delle istituzioni ma reagisce e resiste per nove anni senza mai perdere fiducia in esse". Di Sano, nel corso del processo, ha dichiarato di aver dovuto modificare, dopo un ordine gerarchico, il verbale. "Io eseguii l'ordine del comandante Colombo, che lo aveva avuto da un superiore nella scala gerarchica, forse il comandante provinciale (il generale Tomasone, ndr), ma non saprei dirlo con esattezza".