Salvini: il governo non tornerà indietro su manovra

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Non esiste, insomma, la possibilità che la manovra sia corretta per le pressioni dei mercati: "Indietro non si torna", ha ribadito il leader della Lega a Radio Radicale.

Per Di Maio, lo spread è stato tra i 270 ed i 330 sin dall'insediamento del nuovo esecutivo, a causa di un pregiudizio generalizzato da parte dell'establishment, asseritamente contrario ad un governo "giallo-verde".

L'incontro a Palazzo Chigi è stato richiesto da Conte dopo che l'ufficio parlamentare di bilancio ha deciso di non approvare le stime del governo contenute nel Def. "Cancellare la legge Fornero non è un delitto ma un dovere".

"Non si può tornare indietro". "Cambieremo il sistema fiscale e il rapporto fra gli italiani e il fisco, ora la scelta è se far finta di niente o se cambiare le cose, io sono al governo per cambiare".

"Questa - ha aggiunto Salvini - è la promozione che mi interessa, che coloro che fanno impresa garantiscano nei prossimi mesi migliaia di assunzioni".

In una temperie storica in cui, ovunque in Occidente, per le sorti della democrazia liberale non butta propriamente bene e in cui l'establishment è dappertutto sotto attacco, perché identificato come rappresentante di una rete di potere globale sinistramente invisibile, il "sovranismo" italiano, prima che nazionalista e antiliberale, è moralista e antipolitico. Gli italiani ci chiedono meno tasse e più lavoro. Grillo e Salvini sono semplicemente gli spiriti maligni usciti dalla loro lampada dei desideri. Poche parole, unite all'apertura di Paolo Savona a modifiche alla manovra e ai toni un po' più dialoganti verso l'Europa di Di Maio, oltre che del premier e del ministro dell'Economia. Ecco dunque la scelta: non mostrare cedimenti. Due minuti e sono giù, in piazza, per dirlo a favore di telecamera che "quelli che sono stati in silenzio per anni" provano a "indicare la strada del ritorno al passato che ha portato al disastro". Ma dire, come fa Salvini, che quella riforma fa schifo è ovviamente un presupposto che divide, che certo non unisce. Conte promette di "rafforzare" la manovra con un grande piano di investimenti che discuterà con le partecipate.