Crescita bassa: Italia fanalino di coda di Eurolandia

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"In Italia le passate riforme pensionistiche e del mercato del lavoro dovrebbero essere preservate e ulteriori misure andrebbero perseguite, quali una decentralizzazione della contrattazione salariale per allineare i salari con la produttività del lavoro a livello aziendale", ha precisato il Fmi invitando il nostro Paese a preservare la riforma Fornero.

L'Italia viene considerata inoltre da Washington "più a rischio" di potenziali "shock" e, di conseguenza, è cruciale "che il governo operi nel quadro delle regole europee", avverte il responsabile economista del Fondo Monetario Internazionale Maurice Obstfeld, commentando nella conferenza stampa sul World Economic Outlook la decisione di tagliare le stime sul Pil italiano. Nel quarto trimestre di quest'anno il Pil italiano dovrebbe attestarsi allo 0,8 per cento (rispetto al quarto trimestre dell'anno precedente) e all'1,3 per cento nel quarto trimestre 2019.Buone notizie sul fronte lavoro con il tasso di disoccupazione che dovrebbe scendere al 10,8 per cento nel 2018 (era 10,9 per cento ad aprile) e al 10,5 per cento nel 2019 (10,6 per cento ad aprile).

"Preoccupati mai! Responsabili si, ma indietro non si torna". "Chi vuole speculare sull'economia italiana sappia che perde tempo". Per gli Stati Uniti la crescita è stimata al 2,9% nel 2018, invariata rispetto a luglio e aprile.

A soffrire un downgrade anche l'intera Eurozona su cui, oltre che alle tensioni commerciali, pesano anche i timori sulla Brexit. La revisione al ribasso rispetto ad aprile - sostiene il Fondo monetario - è legata al "deterioramento della domanda esterna e interna e all'incertezza sull'agenda del nuovo governo". Rallenta anche il Brasile, che nel 2018 cresce dell'1,4% contro l'1,8% previsto in precedenza.

E nel medio termine con "la normalizzazione delle politiche monetarie, si prevede che la crescita nelle economie più avanzate diminuirà a livelli ben al di sotto delle medie raggiunte prima della crisi finanziaria globale".

Per il Fmi "le recenti difficoltà nel formare un governo in Italia e la possibilità di un rovesciamento delle riforme o l'attuazione di politiche che potrebbero danneggiare la sostenibilità del debito hanno innescato un aumento dello spread", evidendiando come l'incertezza politica "potrebbe scoraggiare gli investimenti privati e indebolire l'attività economica in diversi paesi, aumentando la possibilità di riforme più lente o significativi cambi negli obiettivi". Per il 2019 si attende il 10,5%.

Atteso in ritirata anche il debito pubblico-Pil, dal 131,8% del 2017 al 130,3% del pil quest'anno e al 128,7% del pil nel 2019, scendendo infine al 125,1% nel 2023.