Confindustria, Boccia: Calenda bravo ragazzo, su Twitter è nervoso

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Nessun endorsement, dunque, ma "strumentalizzazioni" alimentate da "qualche tweet". Quindi abbiamo invitato la Lega, che ha rapporti nelle Regioni che governa al Nord, ad essere coerente con questo percorso", "a partire dalla legge sulla Class Action, in dibattito in Parlamento, che prevede la retroattivita', la premialita' agli avvocati, addirittura la possibilita' di adesione insieme seconda istanza: "se passano anche questi tre concetti, al di la' dell'impianto della legge che e' condivisibile, e' evidente che e' una dimensione punitiva per le imprese". È lì che Vincenzo Boccia, leader nazionale di Confindustria, ha lanciato quello che è parso un chiaro endorsement alla Lega, dicendo di credere "fortemente" nella componente del governo che fa capo a Matteo Salvini. Abbiamo grandi aspettative nei confronti della Lega c'è un rapporto storico di molti nostri imprenditori con i governatori della Lega in Veneto, in Lombardia e in Friuli Venezia Giulia. "Per questo motivo - conclude l'ad di Incico - in mancanza di una chiara ed immediata censura da parte degli organi preposti della Associazione, ci vediamo costretti a dare disdetta della nostra adesione a Confindustria Emilia". "È possibile che un ministro possa fare questo?"

Non è neppure vero che gli industriali mai si sarebbero schierati con un partito, come invece oggi avrebbero fatto con la Lega: ai tempi del secondo governo Berlusconi, nel 2001, il cuore di viale dell'Astronomia batteva per il centro-destra; e ancora ricordiamo un Cavaliere nella difficile campagna elettorale del 2006 sostenuto dalla base imprenditoriale (un po' meno dai vertici). "Mi rivolgo al governo, non al singolo ministro". Non si può fare: vale per noi, vale per i giornalisti, vale per tutti. "Io parlo di rispetto".

Detto questo, le dichiarazioni di Boccia hanno comunque qualcosa di insolito, se si pensa che il governo Conte si presenta come orgogliosamente populista e per certi aspetti possiede condotte e linguaggi di carattere rivoluzionario: figlio com'è di una profonda rottura, che il risultato elettorale del 4 marzo ha fatto emergere.

Posto che con Bruxelles è già iniziato il contenzioso - il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici ha espresso il suo disappunto sul Def varato dal Governo - con la Commissione europea sarà trovato un accordo che permetterà all'Italia di avere una flessibilità importante da investire.

Parole che di sicuro non sono piaciute al Partito democratico, che peraltro domani scende in piazza con una manifestazione a Roma. Si tratta di "Paesi che hanno la centralità della questione industriale perché hanno capito che attraverso questa si difende il lavoro e la dignità dei cittadini".