Di Maio: "Non tiriamo a campare"

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Il ministro dell'Economia Giovanni Tria.

Riguardo al reddito di cittadinanza, che come ribadito anche dal vicepremier Luigi Di Maio sarà in manovra e il M5s non la voterà se mancherà questo punto, il ministro ha sottolineato che l'intervento "aiuterà a gestire le conseguenze sociali dei processi di trasformazione produttiva". L'introduzione del reddito di cittadinanza, spiega il documento, "ha un duplice scopo: sostenere il reddito di chi si trova al di sotto della soglia di povertà relativa individuata dall'Eurostat per l'Italia (pari a 780 euro mensili); fornire un incentivo a rientrare nel mercato del lavoro, attraverso la previsione di un percorso formativo vincolante, e dell'obbligo di accettare almeno una delle prime tre proposte di lavoro eque e non lontane dal luogo di residenza del lavoratore".

La prossima manovra "non sarà una legge di bilancio" ma "una manovra del popolo" con il reddito di cittadinanza e lo stop alla legge Fornero.

Secondo Di Maio questa è una condizione fondamentale, sulla quale nei giorni scorsi si è scontrato con il Ministro: "Non c'è in programma nessuna richiesta di dimissioni" fa sapere il leader pentastellato da Bruxelles. Bene o male, ha detto in sostanza Tria, a prestarci i soldi sono gli investitori internazionali, le grandi banche, i grandi fondi che a loro volta gestiscono soldi di altri, cioè di milioni di risparmiatori. Matteo Salvini e Luigi Di Maio, poco dopo le ore 21 di giovedì 27 settembre, annunciano l'intesa faticosamente raggiunta sulla nota di aggiornamento al Def, dopo una giornata ad altissima tensione.

Tria davanti la platea di Confcommercio ha tirato dritto.

Non c'è ancora accordo sul deficit e la decisione viene dunque rinviata al Consiglio dei Ministri. L'urgenza per il M5s è anche quella di fare più di un passo in avanti non solo per contrastare l'avanzata della Lega ma per tenere a freno l'insofferenza che monta in queste di fronte alla debolezza delle risposte offerte ai cittadini di Genova. "Siamo partiti da una situazione in cui era previsto l'aumento della finanza pubblica in accordo con la Commissione europea, e da li si parte, ma l'accordo con la Commissione e le previsioni sull'aumento della finanza pubblica e quindi anche sulla crescita si basavano su un forte incremento della pressione fiscale, le famose clausole di salvaguardia". Una prima riunione ristretta poco prima delle 17, a Palazzo Chigi: è li che il titolare dell'Economia capisce che l'1,9 per cento da lui proposto non verrà mai accolto. Dobbiamo dimostrare ai mercati che la manovra è di crescita, ma non crea dubbi sul nostro debito. Infine, un avvertimento: "Stiamo attenti perché a volte se uno chiede troppo poi deve pagare di più".