Papa in preghiera sul luogo dell'uccisione di don Puglisi

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Don Puglisi, palermitano, venne ucciso il 15 settembre 1993 dopo aver ricevuto numerose minacce dalla criminalità organizzata, che non gli perdonava l'impegno per l'educazione dei giovani, incoraggiati a non lasciare la scuola e a stare alla larga dalla mafia che controllava il quartiere della parrocchia di San Gaetano Fu freddato a colpi di pistola sui gradini della sua chiesa.

"Di fronte a tanta sofferenza - ha proseguito -, la comunità ecclesiale può apparire, a volte, spaesata e stanca; a volte invece, grazie a Dio, è vivace e profetica, mentre ricerca nuovi modi di annunciare e offrire misericordia soprattutto ai fratelli caduti nella disaffezione, nella diffidenza, nella crisi della fede". Dio ci liberi da una vita piccola, che gira attorno ai "piccioli".

Ognuno di noi - ha detto ancora il Papa - è chiamato a scegliere tra "amore o egoismo". L'egoista "pensa a curare la propria vita e si attacca alle cose, ai soldi, al potere, al piacere". Ci liberi dal crederci giusti se non facciamo nulla per contrastare l'ingiustizia.

Scegliamo di fare bene, non solo di non fare male. Come una droga. Chi si gonfia di cose scoppia.

Non solo: "Non si può seguire Gesù con le idee, bisogna darsi da fare".

"Oggi abbiamo bisogno di uomini e di donne di amore, non di uomini e di donne di onore; di servizio, non di sopraffazione; di camminare insieme, non di rincorrere il potere", dice Francesco nel suo primo appuntamento nel capoluogo siciliano, davanti a circa 100mila persone che hanno affollato già dalle prime ore dell'alba questa enorme area che guarda il mare. Ecco la vittoria della fede, che porta il sorriso di Dio sulle strade del mondo. Grazie anche a Don Corrado, che con le sue parole ha confermato essere guida non solo per i cattolici ma per tutti gli uomini e donne di buona volontà, rappresentando il meglio della nostra cultura, fatta di solidarietà, accoglienza e rispetto per tutti. "Chi ama, invece, ritrova se stesso e scopre quanto è bello aiutare, servire; trova la gioia dentro e il sorriso fuori, come è stato per don Pino".

"Vi esorto, pertanto - ha concluso - a impegnarvi per la nuova evangelizzazione di questo territorio centro-siculo, a partire proprio dalle sue croci e sofferenze". E la voce più forte non è quella di chi grida di più, ma la preghiera. Agli altri la vita si dà, non si toglie. "Dalla sua profonda fede, dalla sua bella umanità sgorgavano quell'accoglienza che sorrideva ad ogni uomo e quella inspiegabile, inesauribile forza che produceva cambiamenti sociali in una realtà in cui era a rischio la sopravvivenza stessa dell'umano".