Immigrazione, Salvini: 'La tubercolosi è tornata a diffondersi'

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Salvini su Facebook ha scritto: "Immigrato malato e in fuga, forse inconsapevole della gravità della sua condizione".

Anche la Prefettura smonta le parole del ministro dell'Interno sulla possibile epidemia di tubercolosi in Italia. "Purtroppo la tubercolosi è tornata a diffondersi, gli italiani pagano i costi sociali e sanitari di anni di DISASTRI (stampatello nel post, ndr) e di invasione senza regole e senza controlli".

La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni è intervenuta per replicare a questi presunti allarmi lanciati dai politici, chiarendo che non esiste in Italia nessun allarme legato al diffondersi della tubercolosi in correlazione con i migranti. La situazione resta molto complicata: i profughi si trovano in acque maltesi e come successo in altri casi, come quello della Diciotti, le autorità locali non sembrano intenzionati ad intervenire almeno fino a quando non si troveranno in evidenti difficoltà. Ha invitato a fare appello al senso di responsabilità, per non creare panico sociale con affermazioni non basate sull'evidenza scientifica.

Nella stessa giornata è intervenuto anche Roberto Cauda, direttore del dipartimento di malattie infettive del policlinico Gemelli di Roma. Inoltre, Cauda spiega che il "problema è estremamente complesso e non può essere attribuito ad un unico fattore".

"Abbiamo accertato che il servizio di igiene sanità pubblica dell'Ulss ha già avviato tutte le procedure del caso, avviando controlli specifici sulle persone che nei giorni scorsi sono state a contatto con questa persona". "Il protocollo è stato rispettato come da normativa, quindi sotto l'aspetto sanitario non c'è nulla da temere". La trasmissione del batterio della tubercolosi, Mycobacterium tuberculosis, avviene infatti per via aerea, tramite saliva, con un colpo di tosse o uno starnuto.

Se, tuttavia, "tali casi vengono messi in relazione con l'aumento della popolazione straniera in Italia, che negli ultimi dieci anni è più che raddoppiata - rilevano le Linee guida - allora risulta una diminuzione dell'occorrenza di Tbc, con frequenze più che dimezzate: da 84,1 casi per 100.000 stranieri residenti nel 2006 a 44,5 per 100.000 nel 2016".