Turchia, si aggrava la crisi finanziaria e Erdogan invoca Dio

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Il 'caso Turchia' pesa soprattutto sul comparto banche che, nel complesso, perde il 4,25%. A peggiorare la situazione la decisione di Trump di raddoppiare nei confronti della Turchia i dazi su acciaio e alluminio.

La maggiore preoccupazione è per le banche più esposte al Paese guidato da Erdogan e tra queste troviamo in primis quelle spagnole e francesi, cui seguono gli istituti di credito italiani con 17 miliardi di euro. "Una recessione e una crisi del debito costringerebbe la Turchia a implementare controlli sui movimenti di capitale e a richiedere un salvataggio al Fondo monetario internazionale" ha dichiarato l'economista di Berenberg, Carsten Hesse alla Cnn. Secondo il quotidiano la situazione non sarebbe ancora critica ma viene monitorata da vicino.

Intanto in mattinata le principali Borse europee hanno aperto in negativo: Piazza Affari ha visto salire lo spread, che ha toccato quota 260 punti. Anche i dicasteri economici sono stati posti sotto stretto controllo del presidente aumentando così le paure degli investitori.

Dopo un pesante calo ieri, che ha visto la valuta turca arrivare a 5,4 per un dollaro (e 6,3 lire per un euro), i cambi overnight hanno fatto segnare un ulteriore scivolamento del 5%.

Non si arresta insomma il crollo della lira: la valuta di Ankara è sotto attacco per via dei timori sulle politiche economiche del paese.

Ma il presidente turco Recep Tayyip Erdogan invita comunque i suoi cittadini a non farsi prendere dal panico, denunciando "campagne" contro il suo Paese: "Ci sono diverse campagne in corso, non prestate loro alcuna attenzione - ha detto il leader turco - Non dimenticate questo: se loro hanno i dollari, noi abbiamo la nostra gente, il nostro diritto, il nostro Allah".