Tar del Lazio respinge il ricorso dell'Avellino

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Sono ore roventi per la Serie B. Possiamo annunciare che i dirigenti dell'Avellino hanno prontamente risposto alla nostra proposta ufficiale in cui chiedevamo un incontro per valutare se esistano le condizioni sia della cessione delle quote societarie, sia per sottoscrivere un accordo che permetterebbe di individuare sponsor di alto livello che promuoverebbero i propri brand sulle casacche della gloriosa società biancoverde. Eravamo fermamente convinti che il club irpino avesse tutte le carte in regola per rimanere nel campionato di Serie B, ma la proposta di una multinazionale italiana intenzionata ad investire nel calcio resta valida comunque.

Fortemente tecnica la motivazione del provvedimento con il quale si è ritenuto che il ricorso ed i motivi aggiunti "alla stregua della sommaria delibazione propria della fase cautelare del giudizio ex art. 56 c.p.a., non presentano sufficienti profili di fumus boni iuris".

Il club irpino è stato estromesso per aver presentato in ritardo la fidejussione. Al velato ottimismo circolato dopo l'udienza mattutina ha fatto seguito l'amara realtà: nessuna ammissione con riserva, l'Avellino dovrà per forza di cose partire dalla Serie D.

In mancanza, la società si vedrebbe costretta a depositare in tribunale i libri contabili e attendere il fallimento. Nessun comunicato e alcuna dichiarazione, al momento, trapela dall'entourage del presidente Taccone che insieme ad altri soci aveva rilevato l'Us Avellino nel 2009 dal fallimento della gestione affidata al presidente Massimo Pugliese.

E l'inizio del campionato di Serie B, di cui non è stato ancora sorteggiato il calendario, rischia seriamente di slittare.

Secondo il presidente della Provincia di Avellino, Domenico Gambacorta "questa decisione del Tar Lazio non è né serena né equilibrata. Si determina un danno irreparabile per l'Us Avellino, condannando la storia di una città e di una provincia che sono state dieci anni in serie A e tantissimi in serie B. Ci si è trincerati dietro formalismi dimenticando anche tanti altri aspetti".