Milan, Yonghong Li nei guai: indagato per falso in bilancio

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"Ero convinto che Elliott fosse un investitore fidato, ma soprattutto un partner con cui condividere i doveri e gli onori di un'avventura così stimolante". L'acquisto del Milan non è stata una decisione incauta, ma dettata dalla convinzione del potenziale economico del club. "Ho commesso un errore e l'ho scoperto solo strada facendo e a mio grande discapito". Allo stato, infatti, l'indagato è solo Yonghong Li e non Berlusconi, e nel mirino non c'è la vendita, bensì i comunicati ufficiali con cui Li, da presidente del Milan, affermava di poter fra fronte agli impegni finanziari, come scrive il Corriere. La condotta di Elliott si è sempre rivelata incurante e predatoria: "il tipico comportamento da "fondo avvoltoio".

L'ormai ex proprietario del Milan accusa il fondo di aver "orchestrato un default anticipato, non giustificato da alcuna violazione dei covenant del Milan". L'inchiesta sul Milan, tante volte adombrata negli ultimi tre anni da proiezioni giornalistiche che periodicamente la accreditavano aleggiare su Silvio Berlusconi - prima nel 2015 all'epoca della telenovela del thailandese Mr. Bee Taechaubol a latere dell'arresto di fiscalisti italosvizzeri della Tax & Finance di Lugano, e poi alla vigilia delle elezioni politiche nel gennaio 2018 a carico asseritamente dell'ex premier per riciclaggio - finalmente affiora adesso per davvero, ma risulta tutta diversa da come era stata immaginata.

Ora che il primo scoglio è stato superato, Elliott si appresta a prendere in mano saldamente il futuro del Milan "per tornare alla piena solidità sportiva e finanziaria, non sarà un progetto a breve termine": queste le parole della nota rilasciata dal club all'Ansa dopo la riammissione in Europa League.

"Sono pronto a combattere e lo farò per salvaguardare i miei diritti e assicurare all'A.C. Milan gli azionisti che la mia amata squadra si merita".