Elena Santarelli e il tumore del figlio Giacomo: "Ho pianto in silenzio"

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Da diversi mesi, la showgirl ha condiviso con tutti coloro che la seguono la difficile battaglia che sta affrontando al fianco del figlio Giacomo. "Quando mio marito è tornato a casa, gliel'ho letto in faccia", ha detto in un'intervista al Corriere della Sera. E quando sono andata a Verissimo ho chiesto il permesso a mio figlio. "Arriverà anche per me questa gioia prima o poi, ne sono sicura. Ho passato la notte su Internet a cercare le parole del referto e a chiamare amici che conoscevano medici". Lo fa sul Corriere della Sera, in un'intervista in cui racconta il dramma della scoperta, la volontà di parlare per sensibilizzare il pubblico sull'importanza della ricerca, il fatto di non aver mai pianto di fronte a Giacomo: "Mai, mai, mai. Mai, mai, mai", ha confessato.

La Santarelli racconta inoltre che ha dovuto imparare a fare finta di niente: "I primi giorni, stavo come una scappata di casa e non è da me".

Quindi, l'insperata forza per andare avanti, e provare a risalire la china: "Ricordo solo io che mi ripetevo: tuo figlio ha un tumore". Ogni caso è diverso, ma mio figlio corre, mangia, ride, ha una vita normale al 60-80 per cento. L'esasperazione non aiuta di certo la moglie di Corradi a stare meglio con suo figlio, sarebbe auspicabile un immediato passo indietro da parte delle cosiddette 'mamme pancine' che troppo facilmente puntano il dito. E chissenefrega delle critiche (perché sì, c'è stato pure chi ha avuto il coraggio di criticare le scelte di una famiglia che lotta). I bimbi sono astuti, ho capito che dovevo farmi la piega, mettere il solito rossetto, anche se mi sentivo giudicata, in ospedale, col rossetto. "Intuito materno - riflette - Stava bene ma mi sembrava strano". Ma sono stanca di chi mi dice "tanto è maschio".

"Questo è quello che pensi te e che io non condivido". "Avrei voluto urlare contro quelle cattiverie, ma sono sempre di più le persone che esprimono affetto e solidarietà nei miei confronti. Quando mio figlio dice che è più veloce di me ad asciugarsi i capelli, penso che, se scherza, abbiamo fatto centro". Il momento più brutto è stato quando di notte, con la torcia in mano, andavo a raccogliergli i capelli sul cuscino per non farglieli trovare al mattino. "Metti al mondo un figlio e vuoi proteggerlo, ma non sai che puoi sentirti così tanto impotente".