Consiglio europeo, cosa ha detto Conte nella conferenza finale

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Il presidente del Consiglio ha segnalato poi il principio all'articolo sei in base al quale "in Europa d'ora in poi si possono creare dei centri di accoglienza nell'ambito degli Stati membri, ma solo su base volontaria". E' passato quindi il principio che chi arriva in Italia arriva in Europa. "Ancora, all'articolo tre, è affermato il principio che tutte le navi che attraversano il Mediterraneo devono rispettare le leggi, quindi anche le Ong, e non devono interferire con le operazioni della Guardia Costiera Libica". Ovvero Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, appoggiate dall'Austria e dai Baltici, evitano qualsiasi obbligo di solidarietà europea: potranno tendere la mano ai Paesi più esposti alle migrazione solo (è questa la formula-trappola) "su base volontaria". Terzo: sparisce il cosiddetto Piano Marshall per l'Africa - che era stato nuovamente invocato ieri dal presidente del Parlamento europeo Tajani -, inteso a una cooperazione rafforzata per aiutare lo sviluppo e la stabilità democratica dei Paesi di origine e transito dei migranti, andando così alla radice degli stessi fenomeni migratori. Inoltre - e questo non può sfuggire a nessun leader politico presente a Bruxelles, ma neppure ad alcun cittadino italiano ed europeo - l'accordo delle 4 del mattino non blocca dall'oggi al domani gli arrivi di migranti attraverso il Mediterraneo, non cambia le regole del diritto internazionale sull'obbligo dei salvataggi in mare e sui "porti aperti", non costringe gli altri Paesi Ue a farsi carico di una ridistribuzione dei migranti sbarcati in Italia, non impegna a una riforma del regolamento di Dublino né al superamento della regola del "Paese di primo approdo".

Alla base dell'istituzione del sistema di Dublino, la creazione nel 2003 di un database centralizzato, il cui nome è Eurodac, con le impronte dei richiedenti asilo e di coloro che attraversano in maniera irregolare i confini esterni dell'Ue. A questo proposito, circola qualche aspettativa sulla prossima presidenza austriaca dell'Unione, ma temo siano illusioni: quali che siano le affinità ideologiche tra Kurz e Salvini, gli interessi di Vienna sono opposti a quelli di Roma. Posta di ridicoli conflitti tra staterelli europei, che si illudono di contare qualcosa come ai tempi della regina Vittoria o del Kaiser, migranti e rifugiati saranno palleggiati tra leader piccolissimi che blaterano di taxi del mare, missioni di civiltà, identità nazionali e frontiere da difendere contro le invasioni. Mentre al punto 6 si parla degli sbarchi e della loro gestione sul 'territorio Europeo' in centri di raccolta sul territorio di Stati membri disponibili, e sulla base del diritto internazionale. "La Francia non è un Paese di primo arrivo", mette le mani avanti Macron. In sostanza, notano gli esperti Ispi, si chiede ai partner europei di accettare "una versione addirittura più estrema della revisione delle regole di Dublino già fallita a giugno", che prevedeva il ricollocamento solo per quei migranti "la cui probabilità di vedersi riconoscere una forma di protezione (rifugiato o status sussidiario) fosse superiore al 75%".

L'unica cosa su cui parte dei paesi europei sono d'accordo è che ora, in questo momento storico, i profughi, gli immigrati (economici o altro) non li vuole più nessuno.

L'appello ha una portata ancora maggiore in quanto è parte del lavoro e della riflessione che sta facendo la chiesa di Ambrogio riunita per svolgere il ruolo di assemblea sinodale per il Sinodo Minore "La chiesa dalle genti". Per fortuna, credo che Conte e Moavero abbiano chiaro che gli alleati di cui abbiamo bisogno sono ben altri.

Per quanto riguarda la riforma per un nuovo regime comune europeo in materia di asilo, sono stati compiuti molti progressi (.).

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini, vero protagonista degli scontri sul tema dei migranti nelle settimane precedenti al vertice, si è detto scettico nei confronti delle decisioni prese a Bruxelles. La strada dell'unanimità, stretta e accidentata, per ora non sembra in discussione, ma questo significa che lo scontro sui pilastri dell'accoglienza europea è soltanto rimandato. "Siamo 28 Paesi - ha aggiunto -, ognuno ha la sua realtà".