Vendita di cannabis light: il no del Consiglio Superiore di Sanità

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Nel frattempo, riporta Repubblica, il ministero della Salute ha chiesto anche il parere dell'Avvocatura di stato. La vendita è vietata ai minori di 18 anni e la cannabis light si chiama così perché pur avendo un'alta concentrazione di CBD, che calma i nervi e fa bene a un sacco di patologie, ha il principio attivo THC sotto la percentuale illegale. "La Mobile ha avviato riscontri per verificare l'eventuale pericolosità delle sostanze pubblicizzate e vendute e in particolare della marijuana light".

I PARERI - Composto da 30 membri non di diritto, esperti nei vari settori della medicina e chirurgia e della sanità pubblica, nominati dal ministro della Salute, e da 26 componenti di diritto, come ricorda il sito del ministero, "il Consiglio esprime parere obbligatorio sui regolamenti predisposti da qualunque amministrazione centrale che interessino la salute pubblica; sulle convenzioni internazionali relative alla predetta materia; sugli elenchi delle lavorazioni insalubri e dei coloranti nocivi; sui provvedimenti di coordinamento e sulle istruzioni obbligatorie per la tutela della salute pubblica da adottarsi dal Ministero della salute, ai sensi dei nn". Sulla prima questione il Consiglio "ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di cannabis o cannabis light o cannabis leggera, non può essere esclusa".

Al Consiglio superiore di Sanità (Css) sono stati posti due quesiti: se questi prodotti siano da considerarsi pericolosi per la salute umana e se possano essere messi in commercio (ed eventualmente a quali condizioni).

Stop alla vendita dei prodotti a base di cannabis "light", cioè con il principio attivo Thc inferiore ai limiti di legge. Anche a Bergamo, dove tra provincia e città ne sono stati aperti più di dieci negli ultimi mesi.

A maggio, il Ministero delle politiche agricole aveva addirittura reso note le regole per la coltivazione tramite una circolare in cui era stato ribadito che "la coltivazione è consentita senza necessità di autorizzazione, richiesta, invece, per la coltivazione di canapa ad alto contenuto di Delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e Delta-8-trans-tetraidrocannabinolo (D8-THC) per gli usi consentiti dalla legge".

Gli inquirenti sono dunque convinti che dietro quegli scontrini su cui c'era scritto "terriccio" o "prodotto tecnico per ricerca e collezionismo", si celava la vendita alla luce del sole di droghe.