Lifeline, Toninelli: 'Nave nelle sue acque, Malta non eviti responsabilità'

Regolare Commento Stampare

Gli stati sono liberi di decidere i criteri con cui concedere la propria bandiera, ma si impegnano a occuparsi effettivamente delle loro navi: quindi sanzionarle se violano le proprie leggi e il diritto marittimo internazionale, oppure proteggerle da eventuali soprusi. Come mai? Tutto inizia con lo stesso copione della nave Aquarius, gestita dalle ong Sos Méditerranée e Msf.

"Se la Lifeline è in acque maltesi, toccherà a La Valletta provvedere al salvataggio dei migranti" sostiene il ministro che sottolinea "stiamo seguendo con la massima attenzione e preoccupazione la situazione, anche perché la nave non ha caratteristiche tecniche per trasportare tante persone". "Vi terrò aggiornati sugli sviluppi, ma di certo vi anticipo che il diritto del mare non permette la navigazione a navi non regolari", dice ancora il ministro. "Sento il Popolo vicino, grazie per l'affetto!", scrive su Facebook di prima mattina il ministro dell'interno Matteo Salvini.

Il Viminale precisa che l'Italia sta lavorando per salvare tutte le vite umane a bordo della Lifeline e ritiene che debbano sbarcare in Libia o a Malta e sta trattando con questi due Paesi per ottenere questa soluzione. Per ora si è mossa una motovedetta da Tripoli che sta intervenendo, ma la Ong non collabora. "Le ho confermato che per me sarebbe stato inaccettabile partecipare a questo vertice con un testo già preconfezionato", fa sapere Conte che poi riferisce: "La Cancelliera ha chiarito che la bozza di testo diffusa verrà accantonata". Dopo un'ora ha precisato i contorni della sua dichiarazione, rivolgendosi appunto alla Ong Lifeline: "Avete fatto un atto di forza non ascoltando la Guardia costiera italiana e libica? Questa nave l'Italia la vede solo in cartolina perché le regole se ci sono vanno rispettate e non si mettono a rischio le vite umane e vi portate il carico in olanda". "Di essere preso in giro sono stufo". Una svolta accolta come una vittoria anche da Salvini, per il quale la linea dura tenuta dall'Italia dà i frutti: "Fino a un po' di tempo fa ci davano per scontati, ci mandavano una mail a cose avvenute". E in effetti qualche parola rassicurante arriva dal commissario agli Affari Interni Ue Dimitris Avramopoulos, che chiarisce che nel quadro dell'attuale regolamento di Dublino gli Stati possono concludere accordi amministrativi per accelerare il trasferimento dei richiedenti asilo al Paese responsabile. Anche se si affretta a specificare che "questo è nella bozza della dichiarazione di domenica, ma è solo una bozza per la discussione. Le decisioni verranno prese al vertice dei leader Ue della settimana prossima".