Pensioni, quota 41: cos’è e come funziona

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Ecco dunque i nuovi divisori e coefficienti di trasformazione rideterminati a partire dal 1° gennaio 2019 in base ai diversi anni di età cui si accede al pensionamento.

Parallelamente, con la riforma del mercato del lavoro del 2012 (legge n. 92/2012) varata dallo stesso Ministro Fornero, il mercato del lavoro ha registrato una progressiva contrazione degli ammortizzatori sociali post cessazione del rapporto, con l'abrogazione graduale dell'indennità di mobilità, il cui raggio d'azione era stato ridotto da 48 mesi a un massimo di 18 per effetto dell'accesso unificato per i disoccupati all'Aspi.

Se oggi i requisiti minimi di età sono i 66 anni e 7 mesi di età, con quota cento, raggiunti i 64 anni di età ed i 36 anni di contributi si potrebbe uscire dal mondo del lavoro.

Se la quota 41 adotterà il calcolo contributivo dell'assegno a perderci saranno quei lavoratori che hanno beneficiato di aumenti di stipendio nel corso della carriera lavorativa e, rispetto al calcolo con sistema retributivo, la pensione diminuirebbe del 10% circa. Se alla misura Quota 100 [VIDEO]Lega e M5s intendono destinare 5 miliardi di euro, per quanto riguarda l'Opzione donna, stando al contratto di governo, le coperture dovrebbero essere individuate tra le risorse disponibili, quindi tra i risparmi delle precedenti proroghe calcolate da un apposito contatore introdotto con la legge di Bilancio 2017. Il nuovo Governo infatti sarebbe al lavoro su una nuova riforma, potrebbero però uscire dal lavoro più tardi coloro che hanno avuto lunghi periodi di disoccupazione. Calcolando un montante di 100mila Euro, a 60 anni si produrrà una quota di pensione contributiva pari a 348 Euro lordi mensili, mentre a 67 anni 431 Euro mensili. Si ipotizza "una continuità lavorativa sino alla pensione, una crescita annua dell'1,5% per la retribuzione e dello 0,5% per il Pil (Prodotto interno lordo) - spiega sul quotidiano Andrea Carbone, partner di Progetica -. Quanto alla crescita della speranza di vita viene considerato uno scenario medio".

59 anni: divisore 22,654; coefficiente 4,414%. Con le regole attuali la pensione è di 1.305 euro per il primo e 1.254 per la seconda.

Con questo adeguamento, per fare un esempio, un lavoratore che andrà in pensione a 65 anni nel 2019 prenderà una pensione inferiore dell'1,5% rispetto a chi ha smesso di lavorare solo un anno prima.

62 anni: divisore 20,878; coefficiente 4,79%. In una lunga intervista al Corriere della Sera, Tria sembra aver voluto chiarire come la parola d'ordine quando si parla di pensioni sia "cautela". Si tratta appunto di coefficienti che variano in base all'età del lavoratore al momento di andare in pensione, tra i 57 e - per la prima volta quest'anno - i 71 anni. Questi dati sono suggeriti dal quotidiano economico 'Italia Oggi'. E tutte sono state negative. Sempre secondo i dati elaborati da Tabula, società fondata da Stefano Patriarca, ex consigliere di Palazzo Chigi nel governo Gentiloni, servono 5 giovani di oggi per pagare un solo anno di anticipo del nuovo sistema "quota 100" gialloverde.