G7, Trump invita Conte alla Casa Bianca. Colloquio privato in Canada

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"Il G7, che una volta era il G8, ha buttato fuori la Russia, Ma ora "loro" dovrebbero riammetterla, perché dovrebbe essere al tavolo dei negoziati". "Tuttavia credo che dovremmo permettere alla Russia di tornare in questo consesso". E' quanto chiede il presidente americano Trump, ancor prima del via del G7 in Canada, e che immediatamente ha fatto "surriscaldare" gli animi di alcuni leader, e in particolare a quello francese Emmanuel Macron.

È oggi la giornata conclusiva del G7 a Charlevoix, il Summit di esordio del premier Giuseppe Conte. "E' nell'interesse di tutti".

"Sui dazi commerciali c'è molta conflittualità - ha aggiunto - e noi siamo qui per valutare le varie posizioni: sicuramente come è nelle nostre corde saremo portatori di una posizione moderata cercando di aprire le motivazioni e ci comporteremo di conseguenza". Conte ha già tenuto incontri bilaterali con il presidente della commissione europea Jean Claude Juncker e con il presidente del Consiglio della UE Donald Tusk. Mentre il vicepremier e ministro dello Sviluppo e del Lavoro Luigi Di Maio, intervenendo a "Radio anch'io", ha chiarito: "vedrà Conte nei consessi internazionali sulla necessità di porre il veto italiano sul prosieguo delle sanzioni alla Russia", "ho sempre detto che il nostro Paese deve rimanere nella Nato".

Le critiche sono venute da entrambi gli schieramenti politici. "Un tempo questo era il G8, perché c'era anche la Russia. La Russia dovrebbe esserci", ha sottolineato. Il procuratore Mueller infatti sta ancora indagando se ci sia stata collusione tra i due durante la campagna presidenziale del 2016, col sospetto che il Cremlino abbia aiutato il candidato repubblicano proprio per ricevere poi questi dividendi in cambio.

Trump inoltre è accusato di usare i suoi poteri di grazia in casi mediatici che gli procurano consenso politico, dall'ex sceriffo anti immigrati Joe Arpaio al commentatore conservatore Dinesh D'Souza, sino ad una serie di personaggi neri che potrebbero guadagnarli le simpatie dell'elettorato afro-americano: da Muhammad Ali al suo antesignano Jack Johnson - primo campione nero di boxe condannato nel 1913 da una giuria bianca in un presunto caso razziale.

L'asse di Conte con Trump sull'apertura nei confronti di Mosca ha dunque un senso e una logica, purché non sia puramente al rimorchio delle capricciose priorità americane, tra queste un interesse evidente a sgretolare il traballante edificio europeo, un interesse condiviso peraltro dalla leadership russa. Il presidente francese Macron gli aveva ricordato che "nessuno è eterno, e se lui vuole isolarsi, noi altri sei siamo pronti a fare fronte comune".