Ue, riforma Dublino: no anche da Germania

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Non si sono espressi Estonia, Polonia e Gran Bretagna.

Il regolamento di Dublino venne firmato nella capitale irlandese il 15 giugno 1990 da Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Regno Unito che iniziarono a metterlo in atto nel settembre 1997. Poi ha aggiunto che in giornata si sentirà al telefono con Salvini. Si legge su Ansa. "La gestione dei flussi - ha spiegato - finora è stata un fallimento: l'Europa ha consentito chiusure egoistiche di molti Stati che hanno scaricato, in primo luogo sul nostro Paesi, oneri e difficoltà".

Ma in che cosa la proposta bulgara risulta così diversa da quella votata ad ampia maggioranza dal Parlamento europeo lo scorso novembre? Quello che è chiaro, dopo il vertice di Lussemburgo tra ministri dell'Interno dei 28, è che il regolamento di Dublino non piace più a nessuno. Italia, Spagna, Austria, Romania, Ungheria, Slovenia e Slovacchia hanno detto no. E Matteo Salvini gongola. "Avevamo una posizione contraria ed altri Paesi ci sono venuti dietro - sottolinea il ministro -".

Ormai appare lampante che il tema dell'immigrazione è centrale non solo in Italia, ma anche negli altri paesi europei. Gli altri 18 Paesi lasciano la porta aperta al negoziato.

Critiche da Germania e Svezia.

La riforma delle regolamento di Dublino sul diritto d'asilo dovrà attendere. Così il segretario di stato all'Asilo belga Theo Francken (N-VA), al termine della prima parte di lavori del consiglio Affari interni a Lussemburgo.

"Non c'è base sufficiente per proseguire la discussione. Per fermare l'immigrazione clandestina serve un piano Marshall per l'Africa e un accordo con la Libia e i Paesi di transito come quello fatto con la Turchia". Ma gli spazi per riprendere un dialogo sembrano molto stretti. La posizione dell'Italia sulla migrazione, è piuttosto severa.

Bruxelles e Berlino, infatti, spingono per chiudere prima che il dossier finisca nelle mani della presidenza austriaca 'hardliner' sui migranti e che non ha quindi nessun interesse ad avanzare. Una norma questa che con l'aumento degli sbarchi penalizza gli stati mediterranei, in primis l'Italia.

"Abbiamo tanti nemici, ci hanno attaccato Soros, uno dei più grandi speculatori mondiali, Balotelli, ognuno ha i profeti che merita, e Saviano, che ho querelato", ha proseguito il ministro dell'Interno. E a proposito del Regolamento di Dublino ha ribadito che l'Italia ne chiederà il superamento.

"Per Pasqua avremo un compromesso" sulla riforma del regolamento di Dublino "ma non so ancora in quale anno".

Intanto oggi è previsto il vertice dei ministri degli Interni Ue sull'accoglienza dei migranti. Perché se gli aspetti della questione sono molteplici - dal ruolo di Frontex ai rimpatri sino ai fondi Ue - il nodo da cui dipende l'esito del gioco è la modifica del sistema d'asilo europeo.

La proposta, però, deve essere approvata anche dal Consiglio europeo, la cui presidenza spetta alla Bulgaria fino alla fine di giugno.

Non è un mistero che in Europa, e anche oltre Atlantico, i riflettori siano da tempo puntati sull'Italia. Una formula che non convince quasi nessuno. Tuttavia, poiché il primo Paese di arrivo è incaricato di trattare la domanda, questo mette una pressione eccessiva sui settori di confine, dove gli Stati sono spesso meno in grado di offrire sostegno e protezione ai richiedenti asilo.