Usa | no torta a nozze gay. Corte | giusto

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Prima vittoria per il pasticciere cristiano Jack Phillips. Un caso che aveva diviso l'America: da un lato gli attivisti dei diritti gay schierati con la coppia, dall'altra i sostenitori di Phillips e della sua pasticceria Masterpiece Cakeshop, in Colorado.

Mullins rese pubblica la vicenda con un post su Facebook, attirando in particolare l'attenzione della Colorado Civil Rights Commission, che si espresse contro la condotta tenuta dal negoziante e ritenuta discriminatoria. Jack Phillips, protestante anglicano praticante, un giorno ricevette in negozio una coppia di gay, tali David Mullins e Charlie Craig, che ordinarono una torta per il loro imminente matrimonio.

Il "caso della torta" si è concluso a favore del pasticcere religioso: per la massima corte degli Stati Uniti non c'è discriminazione. La causa è approdata quindi alla Corte Suprema che alla fine ha dato ragione a Phillips.

La sentenza annulla il pronunciamento della Commissione per i diritti civili del Colorado che aveva stabilito che il commerciante avrebbe dovuto servire tutti i clienti, a prescindere dal loro orientamento sessuale e che con il suo comportamento aveva violato le leggi anti-discriminazione dello Stato. Il verdetto fu confermato anche dalla Corte d'appello del Colorado. Secondo i giudici la vendita di una torta ad una coppia omosessuale non vìola infatti i diritti di libertà di parola e di espressione.

Il pasticcere è stato vessato da una commissione che ha tradito la sua animosità ideologica con dichiarazioni e commenti incompatibili con le sue pretese di imparzialità, e questo ingiusto trattamento ha portato dalla parte dei conservatori anche i giudici liberal Elena Kagan e Stephen Breyer e l'eterno indeciso Anthony Kennedy, che ha scritto l'opinione della maggioranza. Il pasticciere rispose che il problema non era l'omosessualità dei richiedenti, ma lo scopo della torta, cioè la celebrazione di un matrimonio gay. Kennedy ha infine ricordato che "la libertà religiosa e la religione è stata usata per giustificare ogni tipo di discriminazione nel corso della storia, che si tratti di schiavitù e dell'Olocausto".