Uffizi Tondo Doni con Madonna Cardellino

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La grande sala in questione è la numero 41 del corridoio di ponente, che fino all'ottobre del 2016 ha ospitato i dipinti di Sandro Botticelli, oggi riallestita per mostrare la diversità delle voci artistiche e degli scambi tra i due geni che dal 1504 al 1508 sono stati contemporaneamente nel capoluogo toscano. Antonio Paolucci durante il suo intervento - Entrare nella sala significare essere al centro della rosa dei venti, nel centro dello svolgimento delle arti figurative, come dirà Giorgio Vasari, Michelangelo sarà una lampada, una lucerna destinata ad illuminare le generazioni degli artisti che lo seguiranno, ed ecco Raffaello e la sua Madonna del Cardellino, i ritratti urbinati, un'eredità che passerà a Guido Reni, Canova, fino al arrivare a Picasso del periodo classico. Accanto al dipinto, tra i più emblematici del Cinquecento italiano, che pone le basi per quello che sarà il manierismo, si innalzano la Madonna del Cardellino di Raffaello - rimosso dalla postazione del primo piano dov'era esposto dal giugno 2012 - ed altri capolavori dell'Urbinate, come i ritratti di Guidobaldo da Montefeltro ed Elisabetta Gonzaga, quelli di Agnolo e Maddalena Doni, e il San Giovannino.

"La nuova installazione sostituisce all'esibizione paratattica di capolavori isolati e feticizzati il principio del dialogo tra le opere, gli artisti e i loro committenti, e invita gli spettatori a scoprire e ripercorrere gli scambi artistici tra i grandi del passato".

"Se compito di museo è quello di rendere comprensibile la storia dell'arte, la nuova redazione della sala di Michelangelo è esemplare - ha detto il Prof". Questo aspetto viene vieppiù approfondito grazie alla ricollocazione, sempre nella Sala di Saturno, della Testa di Maria Maddalena di Pietro Perugino (1494), maestro di Raffaello. Sarà dunque un rientro in grande stile, e un ricongiungimento con l'altro grande ritratto papale di Raffaello, Giulio II, che dagli Uffizi si trasferisce alla Galleria Palatina e che sarà possibile ammirare fin da subito, nella parete già occupata da un cinquecentesco Ritratto di scultore destinato al nuovo allestimento degli autoritratti e ritratti di artisti agli Uffizi (dove sarà anche l'Autoritratto del Sanzio). Un capitolo di suprema ritrattistica rinascimentale, e un brano cruciale di storia, raccontati in pochi metri quadrati.

Con questi nuovi allestimenti e spostamenti si torna di fatto alle origini e si ristabiliscono alcuni importanti assetti collezionistici: agli Uffizi i coniugi Doni possono di nuovo guardare, almeno in effige, il "Tondo di Michelangelo" che avevano commissionato (e lautamente pagato), probabilmente per la nascita della figlia Maria. Grazie, infatti, al trasferimento dagli Uffizi del "Ritratto di giovane con la mela", a Palazzo Pitti viene documentata anche la ritrattistica dell'ultimo periodo dell'artista a Urbino. Inoltre, le condizioni all'interno delle teche sono ottime, il che permette alle opere di conservarsi e inoltre sono stati inseriti dei requisiti antisismici per proteggere le opere e fare in modo che non si distruggano.