Migrante minaccia il ministro Salvini: "la pacchia è finita per lui"

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Sull'immigrazione c'è tanto da fare: ci sono accordi di riammissione con alcuni Paesi, con altri non ce ne sono, alcuni invece non li rispettano.

Parole che non sono state prese bene dalla Tunisia che ha convocato l'ambasciatore italiano Lorenzo Fanara, per esprimergli "la profonda sorpresa per le dichiarazioni" di Salvini, "che non riflettono il livello di cooperazione tra i due Paesi nella lotta all'immigrazione irregolare". "La Tunisia è un Paese libero, democratico, dove non ci sono guerre, carestie, epidemie e pestilenze e che non sta esportando gentiluomini ma spesso galeotti", aveva aggiunto Salvini che aveva poi assicurato: "Parlerò con il mio omologo tunisino".

"Per adesso siamo in attesa di cosa il ministro intende fare", spiega ancora il cardinale Montenegro: "adesso che Salvini siede dietro una scrivania e dovrà fare scelte, credo che solo dopo queste scelte, non soltanto sulle sue promesse o sui desideri, si possono dare giudizi". Matteo Salvini in una intervista alla trasmissione "Non Stop News" su Rtl 102.5 replica indirettamente a Angela Merkel e a Jean Claude Juncker, che quasi in contemporanea hanno denuciato le difficoltà del Belpaese nella gestione dei flussi migratori.

"Il documento in discussione invece di aiutare penalizzerebbe ulteriormente l'Italia e i paesi del Mediterraneo facendo gli interessi dei paesi del Nord Europa".

"Il governo italiano dirà no la settimana prossima alla riforma del regolamento di Dublino e a nuove politiche di asilo, occorre ricontrattare in Ue" il dossier migranti. Non ci sono bacchette magiche: occorre lavorare sulla riduzione dei costi, perché non è possibile che l'Italia sia il Paese europeo che paga di più coloro che soggiornano qua e fanno domanda di asilo politico. Occorre lavorare sui tempi, perché non è ammissibile che ci si mettano due anni e mezzo dallo sbarco alla chiusura della pratica di asilo politico. "Sono pronto a prendere un aereo subito dopo il voto di fiducia" ha aggiunto. Quello degli sbarchi e dell'accoglienza di centinaia di migliaia di "non profughi" non può continuare a essere un problema solo italiano.