Rosita, suicida a 16 anni: chiesta la condanna dei genitori Video

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E così sale sul tetto della sua scuola, il Liceo classico Morgagni di Forlì, per lasciarsi cadere nel vuoto da 15 metri di altezza.

Sono state emesse le richieste di condanna da parte della pubblica accusa, nei confronti dei due genitori di Rosita Raffoni, la ragazza che nel 2014 si suicidò. Il video fu girato con il telefoninofino a quando la batteria non si scaricò, poco prima del gestoestremo. Oltre al filmato, sul tetto furono trovati diversi fogli di una lettera. Nella lettera Rosita ribadisce che i genitori nonl'hanno mai capita, conosciuta, né accettata per quello che erae che la sua ultima volontà è quella di lasciare un segno. Ecco perchè i genitori sono a processo per maltrattamenti fino alla morte, e il padre per istigazione al suicidio.

In circa tre ore di requisitoria il pm Sara Posa, dopo avere inizialmente richiamato la giurisprudenza sul concetto che i maltrattamenti non sono solo intesi come violenza fisica, ma anche come abusi psicologici, ha analizzato, secondo quanto emerso dal dibattimento, i rapporti della coppia nei confronti della figlia, definendoli un "comportamento genitoriale disfunzionale". Un episodio in particolare avrebbe scatenato la tragedia: due giorni prima del suicidio, i genitori vengono a sapere che Rosita ha rubato da tempo il cellulare del padre, per poter comunicare con le amiche attraverso Whatsapp. La procura della Repubblica ha constatato il disagio psicologico della giovane soggetta a umiliazioni, privazioni e dall'anaffettività della famiglia, favorendo l'isolamento del dalle coetanee. Anche la volontà del suicidio, ha precisato l'accusa, era nota ai genitori, ma questo non avrebbe modificato il loro atteggiamento vessatorio.