Italia, Berlusconi: procura non si oppone a riabilitazione

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Lo si legge nel provvedimento, di cui la sostanza è già emersa nei giorni scorsi, del tribunale di Sorveglianza che venerdì scorso ha concesso la riabilitazione all'ex premier. È quanto emerge dalle relazioni delle questure di Milano e Roma e dei carabinieri di Monza sul "requisito della buona condotta" di Berlusconi dopo l'espiazione della pena per il caso Mediaset.

L'ordinanza del tribunale di sorveglianza spiega che l'ex presidente del Consiglio ha versato il risarcimento di 10 milioni e 569mila euro all'Agenzia delle Entrate (e anche 34.500 euro di spese legali della parte civile) e che la pena è stata "interamente espiata" con un "superamento positivo dell'affidamento in prova" alla Sacra Famiglia di Cesano Boscone. Nei tre anni a cui si fa riferimento, Berlusconi "non ha riportato condanne ulteriori, neanche per fatti antecedenti rispetto al periodo in valutazione".

La ragione per cui il procuratore generale Roberto Alfonso e il sostituto pg Maria Saracino hanno scelto di non opporsi alla riabilitazione, restituendo il fascicolo al Tribunale di Sorveglianza, è che la decisione del Tribunale della Sorveglianza di Milano non presenta vizi di legittimità, t utti i requisiti per ottenerla erano presenti. Emergono solamente due denunce del 2013 per diffamazione e reati di scambio elettorale e truffa, entrambe archiviate. Per i giudici le "pendenze" penali (quelle relative ai processi per corruzione giudiziaria che discendono dal caso Ruby) poi non sono "di per sé ostacolo". Con la riabilitazione, che "estingue le pene accessorie e ogni altro tipo di effetto penale della condanna", decadono com'è noto anche le conseguenze della legge Severino, che all'articolo 15 sancisce l'incandidabilità al Parlamento per i sei anni successivi a una condanna definitiva.