"L'aborto è la prima causa di femminicidio": manifesti shock a Roma

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Chiediamo a tutte le associazioni e a tutte le persone che intendono sostenere le nostre azioni a sostegno della Legge 194 e della libertà femminile (questa inclusa), di sottoscrivere questo post il proprio nome e cognome. Nell'immagine si vede il ventre di una donna in avanzato stato di gravidanza e sopra la scritta "L'aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo" e l'hashtag #stopaborto.

Roma - Di seguito le parole della segretaria della Cgil di Roma e del Lazio, Tina Balì. Una "una nuova orribile campagna di disinformazione contro le donne da parte di organizzazioni estremiste che associa l'aborto al femminicidio" la definisce la senatrice del Pd Monica Cirinnà. "Chiediamo al Campidoglio e all'assessora Marzano di intervenire tempestivamente". "È necessario un immediato intervento delle istituzioni, a partire dall'Autorità delle Comunicazioni, per rimuovere subito i manifesti e per fermare la diffusione di false informazioni". Un'ennesima provocazione che arriva a pochi giorni dal quarantennale dell'entrata in vigore della legge 194 che tutela il diritto all'aborto e in vista della "Marcia per la Vita", in programma sabato 19 maggio a piazza della Repubblica. #StopAborto". Alle polemiche di chi accusa un accostamento di pessimo gusto, la violenza sulle donne e l'aborto, sempre Savarese ha risposto: "Si tratta di dire che "la ibertà di scelta per le donne che hanno diritto a essere informate correttamente sulle conseguenze sempre drammatiche dell'aborto, sottolineando il "entativo di censurare e silenziare chi afferma la verità sull'aborto, che sopprime la vita di un bambino e ferisce gravemente quella della donna".

L'11 aprile 2016, il Comitato europeo dei diritti sociali, un organismo del Consiglio d'Europa, ha condannato l'Italia per aver violato il diritto alla salute delle donne che vogliono abortire, riconoscendo che esse incontrano "notevoli difficoltà" nell'accesso ai servizi d'interruzione di gravidanza, anche per l'alto numero di medici obiettori di coscienza. È necessario che, su temi così delicati e dolorosi, nessuno spazio venga concesso alla mistificazione.