Nel 2023 si viaggerà sui taxi volanti

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"Ci siamo abituati ad accettare questa congestione estrema, con tutto quello che ne consegue in termini di emissioni di gas serra e impatto ambientale", ha spiegato Jeff Holden, chief product officer di Uber.

È semplicissimo. Basterà inserire la destinazione scelta nell'app Uber Air Network e subito una vettura ti accompagnerà al più vicino skyport: "l'aeroporto" per droni.

Durante Elevate, il consueto summit annuale tenutosi a Los Angeles, Uber ha rilanciato il suo piano di riempire i cieli con i suoi taxi volanti, annunciando una partnership con la Nasa, l'agenzia aeronautica statunitense, per sviluppare dei modelli che simulino un servizio di trasporto aereo in città.

L'obiettivo è effettuare i test entro il 2020.

Già nel 2016, l'azienda californiana aveva mostrato un progetto di macchina volante, da integrare nel suo business nel prossimo futuro, preparandosi per quando le strade non saranno più necessarie per gli spostamenti quotidiani. Il modello monta quattro serie di eliche elettriche per il decollo e l'atterraggio verticale che renderanno il velivolo più sicuro e contribuiranno a ridurre il rumore, rendendolo notevolmente più silenzioso rispetto agli elicotteri esistenti. Per il resto, Uber sottolinea che quelle realtà con oltre 2 milioni di persone all'interno della propria area metropolitana estesa, e una densità di oltre 2mila persone per miglio quadrato, potrebbero essere in grado di supportare servizi di aviazione urbana in pooling, traendone considerevoli vantaggi.

Uber ha poi firmato un accordo anche con Crada - la U.S. Army Research, Development and Engineering Command, Army Research Lab - che prevede il cofinanziamento e lo sviluppo della ricerca per creare un propulsore co-rotante e una nuova partnership con l'azienda di Taiwan E-One Moli per lo sviluppo delle batterie.

Il consiglio umile che ci sentiamo di dare a Uber è di concentrarsi, per ora ai veicoli senza pilota, che evidentemente necessitano ancora di molta sperimentazione, dato il numero di incidenti che hanno causato, e lo facciano senza la fretta che contraddistingue la schizofrenia del mondo globalizzato, perché altrimenti difficilmente troveranno clienti disposti a farsi accompagnare in cielo da un mezzo che si guida da solo. E si cerca una terza città che sia fuori dagli Usa.

Come sottolinea il Financial Times, anche se la tecnologia si sta dimostrando pronta, molto altro rimane incerto, dai modelli di business e ai regolamenti per stabilire se gli abitanti delle città tollereranno uno sciame di nuovi aerei nei loro cieli.