Ecco Hannes, la mano robotica italiana

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Dopo la mano bionica Hannes (il nome è un omaggio al professor Schimidl a cui si deve l'avvio dell'attività di ricerca al Centro protesi di Vigorso di Budrio dell'Inail e la prima protesi mioelettrica del 1965) Inail e Itt si preparano a lanciare altri progetti innovativi: un esoscheletro per la mobilità dei paraplegici, nonché protesi per la riabilitazione di spalla, braccia e gambe. Il direttore generale Giuseppe Lucibello:"Noi abbiamo investito nella costruzione di una rete di eccellenza, l'IIT è forse il partner principale ma il Sant'Anna di Pisa, il Campus Biomedico di Roma, la Sapienza, il Politecnico di Milano sono partner con i quali stiamo lavorando alacremente e produrremo importanti risultati della ricerca, non solo nel campo della protesica e della riabilitazione, ma anche nel campo della salute e sicurezza, tutto ciò che serve in funzione preventiva a migliorare le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori". E' la protesi robotica che non richiede bisturi e più economica di quella attuale, nata in Italia e presentata a Roma. Il pollice, in particolare, è orientabile in tre diverse posizioni: "pinch grasp", pollice e indice in opposizione, per manipolare oggetti di piccole dimensioni; "power grasp", una presa che consente di spostare oggetti fino a circa 15 chilogrammi; e "lateral grip", per afferrare oggetti molto sottili come fogli o carte di credito.

Hannes è in grado di riprodurre il 90% circa delle funzionalità di una mano naturale, grazie alla tecnologia Dynamic Adaptive Grasp (Dag), un brevetto proprietario che dà alla protesi maggiori capacità di afferrare oggetti, adattandosi alla forma e alle resistenze esterne, rendendo la gestualità più fluida. È stata sviluppata nell'ambito dell'accordo fra Inail e Iit del 2013: un protocollo finalizzato allo sviluppo di protesi di nuova generazione che prevedeva un investimento di 7,5 milioni in un piano triennale (2013-2015) da 12 milioni.

"Posso piegare le dita con la forza voluta e cominciare a dimenticare di dover usare sempre la mano sinistra", ha detto Marzo Zambelli, che nel 2015 aveva sperimentato la mano con tre dita, considerata la prova di fattibilità di una protesi ad alta tecnologia e a costi più accessibili, primo frutto della collaborazione Inail-IIt. Al paziente quindi basta pensare al movimento che vorrebbe compiere per attivare la mano. Il sistema comprende, inoltre, un polso che può piegarsi in cinque posizioni.

Per garantire il massimo livello di personalizzazione, Rehab Technologies Lab ha realizzato un software che si collega alla mano robotica via Bluetooth "che consente di calibrare i parametri di funzionamento in base alle esigenze e alla caratteristiche di chi lo indossa".

"Questa tecnologia- hanno aggiunto infine i ricercatori- fa si' che i pazienti possano comandare la mano semplicemente pensando ai movimenti naturali e senza la necessita' di alcun trattamento chirurgico invasivo". Il dispositivo, che ha ottenuto il marchio CE come prodotto di classe 1, sarà disponibile a partire dal 2019 in due taglie e in versione destra e sinistra. "E' inoltre dotato di differenti soluzioni cosmetiche - sottolinea Roberto Cingolani, direttore scientifico dell'Itt - con guanti di rivestimento diversificati per uomo e donna".