Traini a Palazzo di Giustizia Macerata

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Luca Traini, nel suo interrogatorio risalente al 6 febbraio direttamente nel carcere di Ancona, ha cercato di negare che l'intento del suo folle gesto - la sparatoria a Macerata nel corso della quale ferì diverse persone di colore - fosse stato dettato da motivazioni razziste.

Si è aperto a Macerata il processo a Luca Traini, il 28enne di Tolentino accusato di strage, tentato omicidio plurimo, porto illegale di pistola e munizioni e danneggiamento, tutti reati aggravati dall'aver commesso il fatto per ragioni di odio razziale.

"Nel 2015 mi sono avvicinato all'estrema destra". Il processo abbreviato è un processo di per sè molto breve: la difesa dà il suo ok a che tutte le prove raccolte dal Pm durante le indagini vengano assunte dal giudice, cosicchè si svolge direttamente la requisitoria dle Pm e l'arringa difensiva, a cui segue la sentenza. "Se poi tutti gli spacciatori sono neri, almeno a Macerata, quella è un'altra questione". "Tutto ciò ha fatto sì che l'ideologia politica che già mi apparteneva si sia estremizzata". "Io volevo colpire solo maschi dell' età dello spacciatore presunto uccisore di Pamela". Gli immigrati li vedevo come un contorno, come qualcosa che il Governo provocava. L'aula è gremita, presente anche il sindaco Romano Carancini, dopo che il Comune ha annunciato di volersi costituire parte civile, e tante delle vittime del raid di Traini. "Quindi avevo questo odio represso dentro, non dico per la società, ma per chi non mi accetta".