Pd, Martina critica Renzi, "grave quello che è accaduto"

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Di fatto, approfittando del suo carisma e scegliendo la comunicazione televisiva sul canale più importante della Rai e nel momento di maggiore ascolto, Renzi ha voluto ribadire che il Pd è una sua proprietà e che non conta che esista una Direzione, un'Assemblea e un segretario-reggente ignaro del contenuto di dichiarazioni che hanno fatto saltare, non solo l'ipotesi di sedersi al tavolo con il Movimento 5 Stelle (che non voleva dire fare un accordo), ma anche l'ordine del giorno della Direzione del 3 maggio, svuotata ormai di significato.

"In queste ore - ha aggiunto Martina - stiamo vivendo una situazione politica generale di estrema delicatezza".

"Servirà - continua Martina - un confronto franco e senza equivoci perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni". A questa domanda, che non ha nulla a che vedere con le mie esternazioni social delle ultime ore, la risposta è semplice. Preoccupato del futuro del PD, Martina aggiunge: "Così un Partito rischia solo l'estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società". "Per questo continuo a pensare che il Pd abbia innanzitutto bisogno di una vera ripartenza su basi nuove", conclude Martina.

"Ancora una volta, dopo il risultato catastrofico del 4 marzo, noi non abbiamo discusso, abbiamo operato una sostanziale rimozione di quanto è successo", spiega Cuperlo. Ieri sera vedendo l'intervista dell'ex segretario ho provato un senso di dispiacere perché quella discussione avrei volto farla con lui nel luogo giusto, cioè la direzione del partito. E invece sitamo qui a commentare un'intervista attesa per ore come una finale di calcio. Ci vuole un partito nuovo che metta veramente il lavoro al centro della sua azione politica. Se non dovesse farcela potrebbe puntare sulla carta elettorale (e in questo caso convergerebbe con Di Maio) per cercare di confermare la sua leadership in un Centro-destra più forte, al punto di puntare alla maggioranza dei seggi parlamentari (legge elettorale) permettendo. Altro che fare un partito alla Macron: Renzi assicura di volergli copiare il sistema istituzionale.

"Incontrarsi con Di Maio sì, votare la fiducia a un governo Di Maio no. Anche per rispetto per chi ci guarda da casa, la gente sennò poi non crede più alla democrazia", ha aggiunto.

Ma la Lega non sembra aver digerito le aperture dei pentastellati ai dem e nel frattempo incassa un altro successo con la regione del Friuli Venezia Giulia. "Io spero di sì per l'Italia". La prima, netta, è quella di Luigi Di Maio, che attacca frontalmente l'ex premier e chiude - almeno così pare - anche il secondo forno. L'ho detto. Era mio dovere farlo anche per rispetto a chi ci ha votato. Questi ha ottenuto infatti il 57,1% dei consensi, con la Lega al 34,9% e Forza Italia al 12,1%.