'Abbiamo il cuore spezzato', i genitori di Alfie annunciano la sua morte

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Siamo molto grati e apprezziamo tutto il supporto che abbiamo ricevuto da tutto il mondo, compresi i nostri sostenitori italiani e polacchi, che hanno dedicato il loro tempo e il loro supporto alla nostra incredibile lotta. Un'attenzione che di per sé non accennava a placarsi, e che anzi negli ultimi giorni è cresciuta anche in Gran Bretagna, in principio piuttosto fredda e distaccata nel raccontare la storia di questo bambino. Adesso, il padre e la madre rivogliono i figli giustificando i maltrattamenti come un modo "tradizionale" di educare. "Ora chiediamo sia rispettata la loro privacy e la privacy dello staff dell'Alder Hey".

Ritengo giusto lasciare la libertà di scelta di vivere o di morire a chi è ammalato gravemente, e in questo caso ai genitori, ma non certo ad altri soggetti.

L'esposizione mediatica ha certamente danneggiato l'ospedale, e non stupisce quindi che uno dei punti di partenza della nuova "collaborazione" fra medici e familiari consista proprio nel porre fine al clamore. Rinunciando alla pressione mediatica verso l'ospedale, possono trattare e ottenere concessioni che finora non erano state neppure prese in considerazione. "Non è questo il piano", è stato comunicato sul profilo ufficiale Alfie's Army, sottolineando che Alfie, arrivato in quel momento a 72 ore di respirazione autonoma, "sta bene".

Altra immensa giustizia è stata quella di negare a Tom e Kate Evans di portare Alfie a casa. Un trasferimento inutile, secondo i giudici britannici "perché il bambino sta morendo". "Questi casi continueranno a sorgere fino a quando la medicina potrà tenere in vita i bambini che, anche 50 anni fa, sarebbero certamente morti". O non portarli in tempi brevi.

Scrivo da mamma di due dei 250 alunni che il 12 giugno resteranno senza la loro scuola, senza possibilità di scegliere dove andare a settembre e forse senza neppure un posto dove andare perché i posti per tutti non ci sono...