Spagna, "branco" accusato abusi sessuali, non di stupro: proteste

Regolare Commento Stampare

Per tutti e due i reati è prevista l'aggravante della penetrazione (vaginale, anale o orale o con oggetti). Il modello consensuale puro dà rilevanza massima al consenso: c'è un reato quando in qualsiasi tipo di relazione sessuale manca il consenso valido della persona offesa.

Le condanne a 9 anni invece dei 20 chiesti dai pm sono state accolte dalle proteste delle decine di militanti femministe che si era riunite davanti alla sede del tribunale al grido di "Non è abuso, è stupro" e "Vergogna!". Nodo centrale della questione la ripresa video della violenza. La tesi della difesa ha scatenato un'ondata di proteste nel Paese: migliaia di persone si sono riversate nelle piazze - già a novembre scorso - con lo slogan "Sì, io ti credo" (#yositecreo), diventato presto virale sui social network. Qui lei denunciò lo "stupro" spiegando di non avere potuto reagire perché 'paralizzata' da quanto stava accadendo.

Gli avvocati della difesa avevano sostenuto, invece, che la vittima fosse consenziente, evidenziando che prima della violenza avesse bevuto della sangria e che nelle immagini non sembrasse mai dire "no". La donna era stata ritrovata poco dopo da una coppia e aveva descritto i suoi aggressori alla polizia che, il giorno dopo, li aveva identificati e arrestati. Uno dei giudici ha anche sostenuto che gli imputati dovessero essere prosciolti da tutte le accuse e condannati solo per il furto del telefonino.

Manifestanti fuori al tribunale: "Non è abuso, è stupro" - Secondo la ricostruzione di quella notte, dopo la violenza la ragazza fu trovata in lacrime in strada da alcuni passanti che la portarono in un commissariato. Successivamente, accompagnata dal genitore, la diciottenne ha denunciato lo stupro.

Il verdetto di giovedì 26 aprile - trasmesso in diretta televisiva - è arrivato a circa cinque mesi dalla conclusione del processo ed è stato criticato anche da molti politici e associazioni che lavorano a favore dei diritti umani. Il gruppo internazionale per i diritti delle donne Women's Link ha fatto a sua volta sapere che il caso di Pamplona offriva ai giudici un'opportunità unica di creare un precedente che avrebbe aiutato a proteggere le vittime delle aggressioni sessuali, ma che "la corte non l'ha colta". Anche la polizia nazionale ha espresso disappunto, ricordando che "no significa no" e segnalando i numeri di emergenza da chiamare.