Ilva, sindacati: mobilitazione per respingere proposta Mittal

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Senza una modifica delle posizioni di Arcelor Mittal su occupazione, salari e diritti per i lavoratori, la trattativa non può riprendere. Per il sindacato, ha aggiunto Bentivogli "le garanzie possono passare anche dagli incentivi alle uscite, ma solo se esclusivamente su base volontaria".

Delusa ma determinata anche la Fiom: "allo stato attuale senza un cambio di posizione dell'azienda non c'è nessuna possibilità di procedere alla trattativa", scandisce il leader Fiom, Francesca Re David che ribadisce come "non ci siano le condizioni per poter andare avanti" nel negoziato con Mittal. Alla domanda su quando si riapriranno i negoziati sindacali, la rappresentante della Fiom ha spiegato che "Non lo sappiamo, non ci siamo dati una data per le assemblee".

Intanto a Genova la Cgil sostiene senza esitazioni la linea della Fiom, come ha ribadito questa mattina il segretario della Camera del Lavoro Ivano Bosco a margine delle celebrazioni per il 25 aprile: "Come cgil e fiom se le condizioni rimangono queste non riteniamo possibile andare avanti - ha detto bosco - perché se nell'incontro di domani non muta qualcosa più che una trattativa sembra una presa in giro". "Anzi ha ripetuto che per l'azienda valeva il piano industriale e che sarebbe stata d'accordo ad aumentare i numeri previsti da quel piano se noi avessimo convenuto che alla fine del 2023 l'occupazione sarebbe scesa ad 8500 lavoratori", prosegue. Mittal deve cambiare posizione. Il tema occupazionale è sempre lo scoglio principale.

Si è interrotta in maniera brusca la trattativa sull'Ilva tra i sindacati e Mittal, con l'azienda che si è detta non disponibile a riconsiderare i numeri degli occupati e degli esuberi e i sindacati. "Emerge con chiarezza la grande responsabilità di AM InvestCo che dava l'impressione di accogliere le nostre richieste, mentre i tempi si allungavano inesorabilmente".